Il corso di fotografia
Boris Gradnik. Il mio personale ricordo.
Ho conosciuto Gradnik in occasione del secondo (o terzo) seminario Diaf.
I primi contatti li ebbe Camillo Di Tullio (DTF Inc) che andò a casa sua, a Milano, per fargli visionare i nostri primi lavori.
Nei confronti di due ragazzi sconosciuti di Pescara si mostrò disponibilissimo.
In quegli anni maturava l’idea del seminario e di un dipartimento efficace, con l’obiettivo di evolvere il diaporama italiano, avvicinandolo a quello europeo.
Il Seminario doveva essere occasione di incontri e scontri, di discussioni e apprendimento. Tutto finalizzato al miglioramento degli autori e dei lavori.
Ricordo il suo orgoglio mentre presentava la rassegna di autori tedeschi. Ricordo anche i “musi lunghi” di alcuni che non riuscivano ad accettare quel linguaggio nuovo, più evoluto del nostro.
Indimenticabile la presenza della signora Gertrud. Insieme a Francesco Nacci formavano il gruppo intellettualmente più dinamico dei seminari.
Fu Boris ad invitarci alle prime rassegne all’estero, convinto che i nostri prodotti fossero già pronti. Ed infatti, grazie a lui, cogliemmo i primi risultati.
In un Seminario molto nervoso ebbi l’ardire di scontrami dialetticamente con Sergio Magni! Tra coloro che mi difesero ci fu lui! Ero un “vaso di terracotta” di fronte a tale personalità, eppure mi incitò ad andare avanti con le mie idee. Da quello scontro nacque l’idea della “teoria del settimo punto” in netta contrapposizione con quella dell’analisi interna/esterna di Magni.
L’ho visto per l’ultima volta a Salsomaggiore. In quella circostanza si era sentita male l’amica Gertrud. Se non ricordo male trascorse con lei (in ospedale) la maggior parte del tempo, sacrificando la sua presenza al seminario. La mattina, al bar dell’hotel, parlavamo delle nuove tecnologie digitali. Anche in quella circostanza non poneva barriere. “Bisogna essere attenti… staremo a vedere”.. diceva… mentre sorseggiava il suo cappuccino. Quel processo, se ne rendeva conto, non poteva essere arginato.
Non ci si incontrava solamente ai seminari, ma anche alle riunioni annuali della Fiaf. Eravamo gli unici diaporamisti e ci facevamo forza nel nostro “isolamento artistico”.
Da allora l’ho sentito sempre meno spesso. Avendo lasciato l’audiovisivo da autore (e la Fiaf da Delegato regionle) è stato fatale.
Ho provato a fare una ricerca su Google. Boris non è stato semplicemente il diaporamista più famoso, ma anche uno dei fotografi italiani più importanti; eppure, duole dirlo, non ho trovato quasi nulla su di lui… Nessuno gli ha dedicato (in questi anni) un articolo, una recensione, un atto di stima ufficiale. Nessun “Oscar” alla carriera (autore dell’anno.. Tributi speciali..) mentre Fotoit dedica dozzine di articoli a fotografi di serie C… La cosa non mi sorprende, perché per anni ho scritto che in Fiaf nessun critico si interessa dei diaporamisti. Nessuno trova stimolante recensire audiovisivi. Per Boris si doveva e si poteva fare eccezione.
Boris mancherà a tutti. L’auspicio è che la direzione che ha Lui ha tracciato (fatta di confronto, crescita, miglioramento, apertura nei confronti dell’europa) non sia abbandonata da chi gestisce la sua eredità organizzativa, culturale ed artistica.
La giuria composta da Giuseppe Cannoni, da Bruno Colalongo e dal sottoscritto, ha giudicato i lavori partecipanti alla tappa di Pescara del 5° circuito di audiovisivi fotografici digitali. La giuria ha decretato la seguente classifica (riporto solo i primi 20):
| 1 | A LU MIRCATO (carezza siciliana) | TURCATO |
| 2 | TIBET UN GIROTONDO DI PREGHIERE | FERRETTI |
| 3 | SOLO … | ALLOGGIO |
| 4 | EFFETTI COLLATERALI | CICCIOTTI |
| 5 | Micromondo, luci e colori | MORINA |
| 6 | COME VOLARE IN UN SOGNO… | DONNINI |
| 7 | ELIZA | DENNA |
| 8 | UN UOMO VENUTO DA MOLTO LONTANO | BERTI |
| 9 | VIVI NELLA MIA ASSENZA | ROSSI |
| 10 | C’è una volta | RAVARA |
| 11 | LUCI SULLA PISTA | BOSCO |
| 12 | The Loop | GIEFFESSE |
| 13 | ANGELI TRA NOI | DI TODARO |
| 14 | Palio, la corsa dell’anima | MAZZANTI |
| 15 | ARIA NUOVA | POCCETTI |
| 16 | CAMBIARE VITA | III F SCUOLA MEDIA DONADONI |
| 17 | Benares… tra la vita e la morte | FORINO/CHIARELLI |
| 18 | Storie da un paese italiano | MONTALI |
| 19 | LIBERDADE NA FAVELA | LANINI |
| 20 | Course camarguaise di Arles | ROMANZI |
1) A LU MIRCATO
Questo lavoro è piaciuto molto alla giuria. Completo sotto tutti i punti di vista. Avvolgente ed incalzante, ha confermato la bravura di un autore completo in tutti i campi di giudizio (regia, fotografia, soggetto, ecc.). Personalmente ritengo che l’alta qualità sia anche il “difetto” del prodotto. Sembrerebbe un paradosso, eppure non ho ravvisato il “sentimento creativo” che altri lavori, con qualche difetto in più, pure avevano (ad es. il potente Effetti Collaterali). Ecco, diciamo che “A lu mircato” non resterà scolpito eternamente nella mia memoria di spettatore (e giudice) di AV fotografici digitali.
2) TIBET.
Il solito tema e la solita (ahimè!) qualità. Continuo a sostenere che l’alta qualità fotografica non sia più da ritenere quel “plus” imprescindibile per un ottimo il diaporama. Utilizzo volutamente la vecchia definizione (diaporama) perché questo lavoro è fotografia e colonna sonora senza una vera ed articolata sceneggiatura. Sono convinto che, anche quest’anno, il bravissimo Ferretti otterrà dal suo Tibet un gran risultato. Non so in quale posizione si classificherà, ma certamente il suo lavoro non favorirà la crescita e la modernizzazione del genere.
3) SOLO.
Il terzo classificato della giuria di Pescara, a mio giudizio, meritava un gradino in più. Penso che l’audiovisivo fotografico digitale possa avere futuro solo se si avvicinerà al metodo di lavoro in uso nei cortometraggi, ovverosia se viene costruito a tavolino, con un‘idea brillante, una sceneggiatura, un climax ed una scelta fotografica ad hoc. Questo lavoro offre spunti di riflessione, si “beve d’un fiato”, si fa portavoce di contenuti. In definitiva, ha un senso.
Ha senso averlo realizzato ed ha senso guardarlo. La fotografia è, finalmente, funzionale. La regia è sobria ed efficace. “Solo” è un videorama fotografico moderno che comunica ed emoziona. Uno spettacolo godibile.
9° classificato: VIVI NELLA MIA ASSENZA
Mi è piaciuto molto nella sua intensa brevità. Elegantissimo e d’impatto, lieve e potente.
14° classificato: PALIO
Pur essendosi classificato 14° nella tappa di Pescara, “Palio” è stato il lavoro che più mi ha emozionato. Apro una parentesi.
Nel cinema, il brivido emozionale arriva al termine del film… oppure a sprazzi nel corso della proiezione. Raro, anzi, improbabile, che il filo dell’emozione “attanagli” lo spettatore per tutte le 2 ore di rappresentazione. Il videorama fotografico, viceversa, ha il potere di generare un “brivido” lungo tutta la durata del tempo di proiezione. Gli autori che montano foto su foto, brani su brani o che articolano svariati argomenti fino ad arrivare (o per arrivare) alla fatidica soglia dei “9 minuti e 59 secondi”… si privano di una straordinaria possibilità espressiva.
Ebbene, Palio mi ha emozionato dall’inizio alla fine. Mi ha “preso” e mi scosso su di un tema che non ho mai amato. I cavalli scudisciati, il fanatismo irritante ed incomprensibile dei contradaioli… Roba ridicola, così ho pensato per anni. Ed invece arriva questo lavoro e sparisce un pregiudizio. Finalmente riesco a cogliere “l’anima del palio” (nb. Il titolo è più che appropriato). Non so come l’autore sia riuscito a rappresentare questa vicenda in modo così intenso. Soprattutto non riesco a capire come sia riuscito a comunicare quanto l’evento nasconda in termini di passione, motivazione, partecipazione. Ma, in definitiva, a me spettatore non interessa la causa, quanto l’effetto, ovvero lo spettacolo. Da oggi mi vergogno se per anni ho “maltrattato” questo evento e tutti coloro che vi partecipano. Intenso, ritmato, costruito alla perfezione, Palio è l’applicazione perfetta della “teoria del settimo punto”: idea + regia + drammaturgia + montaggio + colonna + fotografia = spettacolo!
CAMILLO
Lino Genzano ha fatto centro ancora una volta. Lui ha una qualità non da tutti: la coerenza stilistica. Un lavoro di Genzano lo riconoscerei tra mille. Non avevo visto la prima parte di Camillo, ma il flash back (la prima parte dell’opera) è stato sufficiente per farmi entrare nel pezzo. Anche in questo caso, la brevità del lavoro ha favorito la comunicazione tra autore e spettatore. Nella prima parte ci ha affascinato il personaggio; la seconda ci ha emozionato per un epilogo che nessuno immaginava. Il cimax. Le persone buone non dovrebbero morire; il ritratto “ex post” che Genzano fa dello Zingaro Camillo è garbato, onesto a tratti ironico ma, soprattutto, non retorico. Questo approccio dovrebbe essere di esempio per tutti coloro che decidono di narrare vicende reali e a volte tragiche.
Il mio giudizio complessivo non è positivo.
Le potenzialità espressive – consentite dalle nuove tecnologie – anche questa volta non sono state sfruttate. L’autore deve essere libero di esprimersi… però assistere (nel 2011) agli stessi spettacoli di 20 anni fa… lo trovo scoraggiante.
Sono troppi i diaporami, ovvero i lavori che potrebbero essere realizzati con 2 o 4 diaproiettori. Viceversa, i lavori più moderni (come costruzione e tecnica di regia) non riescono a generare empatia (ad es. Eliza oppure Loop). Non comunicano; sono freddi. Paradossalmente, e l’ho scritto in un precedente post, i vecchi diaporamisti non riescono a trasferire in digitale l’abilità comunicativa di un tempo. Insistono nel proporre lo stesso genere di lavoro (cambiano solo le foto e il sonoro) utilizzando un Pc anziché i Karousel. I nuovi autori, viceversa, non hanno autori di riferimento, per cui riscontrano palese difficoltà a concepire montaggi spettacolari. Le idee interessanti si contano sulla punta delle dita. Viceversa, il deserto del Mali è riproposto ad oltranza. Per non parlare di India, Tibet, Marocco, che non mancano mai. Altrettanto dicasi per i campi di concentramento, anche se sono apparse le Foibe. Una storia ben costruita e sicuramente emozionate. Anch’essa con un senso che ha motivato l’interesse e la partecipazione emotiva.
Finalmente sono stati introdotti i file video! Questa è la novità più positiva.
Sono ancora pochi, ma cresceranno. Quando saranno tanti, non avrò alcuna remora nell’affermare: quanto tempo sprecato! Quante inutili disquisizioni. Quanti autori persi per strada…
L’auspicio è che con l’avvento dei file video, gli autori della “altra sponda” i (mac-maniaci) introducano qualche elemento di novità. Confido in loro.
Altre valutazione a seguire… non perdiamoci di vista.
E’ morto Boris Gradnik.
Aurum di Pescara
BERARDINUCCI MARCELLA
CAPODICASA PAOLA
COLALONGO BRUNO
COSTANZO FABIO
CUTELLA REMO
DAVERSO DONATELLA
DI NINO PATRIZIA
FIMIANI PIERFRANCESCO
IOVACCHINI GIOVANNI
MIZII CLAUDIO
PAOLINI ROMANO
PERPETUA OTTAVIO
SANTILLI FRANCESCO
SEBASTIANI CINZIA
SINIBALDI GIACOMO
TARQUINI PASQUALE
Lanciano, presso il Diocleziano, seconda edizione di un inusuale evento di opere incompiute e sfocate.
La DTF Inc. partecipa con due lavori (diaporami digitali) : Il sogno di Ennis e Semplice esercizio.
La DTF Inc. parteciperà ad un inusuale evento di opere incompiute e sfocate a Lanciano.
In Programma due lavori (diaporami digitali) :
IL GIURATO DI UN CONCORSO AUDIOVISIVO FIAF.
Ho fatto parte (ancora una volta) di una giuria di un concorso AUDIOVISIVO.
Come sempre, abbondano, impazzano (ciascuno adoperi il verbo che ritiene più appropriato), i soliti lunghi e stucchevoli reportage che molto raramente aggiungono qualche informazione alle tante che abbiamo acquisito in decenni di visioni.
India, Nepal, Oriente e Africa “spulciata” in ogni sfaccettatura. Donne, bambini, vecchi, rugosi e non, ritratti nella loro immutabile quotidianità, ma soprattutto con quella intenzione di comunicare i soliti concetti, conditi con quel pizzico di retorica. Viste le prime dieci/venti fotografie, si conosce perfettamente l’evoluzione del lavoro che si chiude sempre con un testo, una voce fuori campo o un’immagine evocativa. Il giurato, al termine della visione, crede (o spera) di aver conosciuto l’anima di quel popolo, ma in realtà non ne sa nulla, tranne quelle due o tre curiosità che non mancano di produrre tenerezza, ma più spesso un superficiale stupore. E poiché il fotografo (probabilmente) sa che quelle sensazioni il pubblico le ha provate decine di altre volte, cerca di stupire cercando di penetrare sempre più a fondo nelle scene. Questa gente è “esplorata” fin dentro le proprie abitazioni. Nei giorni in cui in Italia si discute di tutela della privacy, in Africa o in India i fotografi si intrufolano dappertutto, esplorano tra gli oggetti, si insinuano con i teleobiettivi cogliendo particolari anche intimi, oltre ai classici vecchietti che si godono l’ombra sull’uscio della capanna. I primi piani sono sempre più dettagliati e i luoghi più impronunciabili; il fotografo si allontana in lande sperdute, ai confini del mondo! E fotografa… fotografa… centinaia di immagini, montate sulla musica stridula contenuta nel CD che ha acquistato in loco.
Il risultato è sempre lo stesso e si articola in 10 minuti esatti di visione. Evidentemente è molto difficile sacrificare il 90% delle fotografie realizzate, percui si sfrutta tutto il tempo a disposizione adoperando brani musicali ritmati, i quali permettono tempi veloci e molte foto da mostrare.
Il punto è: vale la pena fare tanta strada e tanti scatti per mostrarci luoghi bellissimi, ma conditi sempre con la stessa salsa?
Detto ciò, è evidente che i migliori se la giocano con la tecnica fotografica. Le belle fotografie non possono che essere giudicate positivamente; conseguentemente anche i lavori ci guadagnano, ma personalmente penso che siamo ben lontani da un livello accettabile per un moderno reportage fotografico mostrato attraverso la tecnica del videorama (o animazione video fotografica).
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Si è ripetuto il solito travaglio dei “plug in” mancanti. Ogni dieci lavori, ecco spuntare quello illeggibile dal computer. Quale ne sarà il motivo? Minuti e minuti persi per cercare di risolvere il problema. I giurati interpellano ogni persona disponibile e competente, amici, familiari, colleghi “smanettatori”. Magari il problema si risolve facilmente. Nel nostro caso, due sono stati DUE i lavori che non sono stati giudicati.
Come è possibile che sia ancora vietato salvare i lavori in file video, visibili su tutti i computer dell’universo conosciuto e senza l’assillo dei plug-in mancanti? A questa domanda occorre che qualcuno mi conceda una risposta accettabile. Quando il problema sarà risolto nell’unico modo possibile, ripenserò con grande tristezza a quando ci si riuniva in giuria con 4 o 5 terminali a disposizione e si faceva il loro turn-over per cercare di vedere il lavoro misterioso…. Quanto tempo perso…
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Molti anni fa mi sono battuto per introdurre criteri di giudizio piu simili a quanto accade per il cinema. Premiare non solo fotografia e colonna sonora, ma anche regia, montaggio, drammaturgia, soggetto. Ci siamo infine arrivati. Manca un passaggio: la suddivisione in categorie, prevedendo anche i “fuori concorso” (es. serie sonorizzate, documentari didattici, ecc.).
Guardare un lavoro sull’Africa e poi “precipitare” in un campo di concentramento nazista è davvero “iperbolico”. Oltretutto se—
Se qualcuno mi chiedesse com’è l’esperienza di partecipare ad una giuria di AV, cosa risponderei?
Armati di pazienza.
Dotati di molto tempo libero.
Renditi irreperibile per molte ore e per qualche giorno.
Fai incetta di caffè o altre sostanze che ti tengano sveglio.
Dotati di un numero di emergenza hardware (parenti/amici esperti di PC) e di almeno 3 computer di riserva aventi diverse caratteristiche di sistema.
Quando arriva il lavoro che ti emoziona, sei ripagato di tutta la fatica.





