IL DIAPORAMA: QUESTO SCONOSCIUTO

Risposta della DTF inc. alle concezioni purtroppo consolidate sul diaporama.

 

COME SI VALUTA QUESTO – BENEDETTO – DIAPORAMA?

 

Ci sono due grandi problemi che ci assillano da anni :

1. Quali sono gli elementi portanti del diaporama ?

2. Come si valuta un diaporama ?

I due problemi sono collegati , per cui risolvendone uno (gli elementi portanti) si chiarisce anche il secondo.

Sugli elementi portanti si è tutti d’accordo nell’affermare che – essenzialmente – essi siano 3:

 

1. Fotografia

2. Colonna sonora

3. Drammaturgia

Nacci propone, su questa base, una scala di valori (espressi in venticinquesimi), aggiungendo grazie alle teorie di Magni, alcuni elementi ulteriori (ritmo, idea, condivisone della tesi). Con questo metodo il problema sembra risolto.

 

Ma ne siamo proprio sicuri?

 Neanche per sogno, arriviamo noi, quei matti della DTF inc. , quelli che fanno vedere foto sfocate e sporche, quelli che proiettano i negativi, quelli che utilizzano il buio, quelli che antepongono tutto, ma proprio tutto, alla sceneggiatura, e diciamo: No, amici, non ci siamo proprio!

 Anzi, ancora più provocatoriamente aggiungiamo: questi parametri ci portano in un vicolo cieco dal quale, per il bene di tutti, occorre uscire  e alla svelta! Secondo noi l’errore nasce proprio da questa ratio:

1° definire gli elementi portanti

2° stabilire i criteri di valutazione.

Noi siamo convinti che valga il ragionamento opposto:

1° stabiliamo il metro di giudizio

2° definiamo gli elementi portanti

 

IL METRO DI GIUDIZIO: vale a dire come si giudica una sequenza di diapositive in dissolvenza.

PREMESSA: E’ COSI IMPORTANTE CHE L’AUTORE SAPPIA GIUDICARE ?

In pratica ci chiediamo se questo problema debba riguardare noi autori. Secondo noi sarebbe più logico che riguardasse quasi esclusivamente i critici, i giurati dei concorsi, gli esteti, gli intellettuali.

Loro necessariamente devono possedere gli strumenti per affermare se un lavoro sia buono o meno. Gli autori, viceversa, dovrebbero essere dispensati dal possedere questa competenza; o quantomeno essere giustificati se non si preoccupano di applicarla.

Immaginate il competentissimo Longhi (celebre critico d’arte) oppure – per fare un nome più noto al grande pubblico – Vittorio Sgarbi. Immaginateli mentre tengono una lezione rivolta ai pittori su come si giudica un quadro. Sarebbe un paradosso, tanto che questo esperimento credo non sia mai stato tentato prima.

Dove vogliamo arrivare? Secondo noi della DTF ad ognuno il proprio mestiere.

C’è chi i lavori li produce, li realizza, e c’è chi li critica. Mescolare le due posizioni èdeleterio poiché si condiziona la creatività in modo gravissimo. Si verificherebbe un appiattimento brutale dei risultati.

È vero anche che, allinearsi ai critici (i futuri giurati) fa comodo !! Compiacendo il critico si creano opere destinate a grandi successi (?); se so che nella giuria di un determinato concorso c’è Magni, io mi affretto a realizzare un lavoro di immediata comprensione, di buona tecnica e con un tema appassionante e condivisibile. Il risultato al concorso sarebbe scontato (a patto che a giudicare ci fosse solo Magni). Ma mi sono Veramente espresso? Mi sono Veramente fatto coinvolgere dal mio lavoro? Ne sento il legame inscindibile come un padre con un figlio?

 Allora si dirà: imparare a giudicare può servire per Migliorare! Tesi per noi assurda ed insostenibile. Il rischio è sempre lo stesso: l’appiattimento. Definire una scala di valori da rispettare durante la realizzazione, la stessa che sarà seguita dal critico a opera completata, vuol dire produrre lavori tutti uguali!

 

Nacci parla chiaro: punti da 1 a 5 per alcuni elementi ben precisi, per cui lo scopo del diaporamista in fase di realizzazione diventa uno solo: raggiungere 5 in ogni voce:

 

Fotografia = 5

Musica = 5

Ritmo = 5 ecc. ecc.

 

Cosi facendo tutte le opere si appiattiscono , diventano uguali l’una all’altra! Per non parlare della condivisibilità della tesi! Con questo criterio nessuno più ci farà vedere il primo giorno di scuola del nipotino (tema definito banale!). Ebbene noi affermiamo che non esistono temi banali, esistono narrazioni rese banali. Leggete la fattoria degli animali di Orwel. Sembrerebbe un libretto per bambini , con porcellini e conigli parlanti! Eppure è un capolavoro della letteratura.

 

Per cui diciamo che non è importante discutere TRA NOI di come si giudicano i diaporami. Il dibattito critico lasciamolo ai critici. Il nostro compito è produrre cose che ci emozionino nel profondo, che ci coinvolgano completamente.

 

Fatta questa premessa , poiché sembra che il problema valutazione sia essenziale, allora andando contro la nostra idea passiamo oltre e ci apprestiamo a dire la nostra sul tema in questione: COME SI GIUDICA.

 

Magni, forte del suo ascendente, ci viene a dire , dopo aver fatto la solita promessa sillogistica: “…non posso valutare ciò che non capisco! …” ci dice pure che per valutare un diaporama bisogna:

 

1. Suddividere il lavoro in due parti: L’interno (!) – L’esterno (!!)

2.    Fare l’analisi Interna

3.    Proseguire con l’analisi esterna

4.    Concludere con il giudizio

Ergo, se ho capito = bel lavoro, se non ho capito un tubo =  brutto lavoro.

 

In pratica:

1.    Vivisezionare il diaporama

2.    Distinguere, con cura, le interiora

3.    Dare un voto a ciascuna parte

4.    Capire che cosa l’autore voleva comunicare, fare media ed emettere il verdetto!

5.     

…..ci viene da pensare…….. anche noi facciamo una premessa, proprio come Magni, e chiediamo:

cos’è un diaporama?

 

E’ chiaro che non vogliamo intendere cosa sia in senso tecnico, ma la sua identità in quanto genere. Un linguaggio, direbbe Magni ? Un hobby, direbbero altri ? Oppure … è come il maiale dove non si butta mai niente?

 

Ebbene saremo chiari e decisi: il diaporama è una produzione artistica.

Posto ciò, il problema non è come si valuta un diaporama, ma come si valuta un opera d’arte! Attenzione dove opera d’arte non vuol dire capolavoro. Il capolavoro è un’altra cosa.

 

Se accettiamo questa premessa consegue che il diaporamista  produce arte, dunque è un artista. Può produrre pessima arte, arte mediocre, banale, ma pur sempre arte !

Sappiamo che, a questo punto, qualcuno avrà avuto un moto di rabbia, ma sperando che non abbia ancora fatto a pezzi il giornale (anche perché paga per averlo!), provi a accettare le nostre

motivazioni, se non altro per sapere come andrà a finire……

 

Leggiamo il vocabolario  Garzanti alla voce Arte.

“…dicesi arte qualsiasi attività umana a cui si riconosce un valore estetico per mezzo di forme, colori, parole o suoni. (!)…”

 

Altra definizione (4) : “…insieme di tecniche e attività proprie di chi interpreta opere teatrali e cinematografiche o si esibisce in altre forme di spettacolo..

 

Ci sembra che tutti noi, esibendo i loro lavori,  siamo sullo stesso piano dei registi teatrali che non vanno in scena direttamente, ma che presentano lavori da loro ideati e diretti.  Dunque non serve esser d’accordo con noi. Che piaccia o no il diaporama è arte , e chi la produce un artista.

 

Questa tesi è inconfutabile poiché è un dato di fatto.

 

Posto questo immaginate al festival di Venezia Ettore Scola che, con la sua brava calcolatrice giudica un film di Oliver Stone!…. Dunque……  mmmm ……. vediamo un po’…. vediamo l’autore che cosa voleva dire, vediamo quale voto dare alla tecnica,……perché lì ha usato un movimento a salire?….Perché ha lasciato il buio per 3 minuti?….Perché…….Perché…………..ed alla fine la sua calcolatrice sputa fuori il verdetto:

Montaggio = 8

recitazione = 6 

regia = 9 

totale 23.

……….Dov’è L’emozione, l’intensità drammatica, il ritmo del montaggio, l’ambientazione, la forza della sceneggiatura!

Noi riteniamo che la giuria innanzitutto DISCUTE un elaborato artistico poi passa a dare valutazioni estetiche , sicuramente non dà voti ad un compito di matematica! Se sei bravo a procurare coinvolgimento/emozione allora sei un bravo artista altrimenti sei mediocre ma pur sempre artista. Osservando altri autori, parlando con loro, tirando fuori le tue emozioni, di come le hai volute esprimere, sicuramente migliorerai, e non importa se in matematica sei una schiappa!

Noi creiamo, suscitiamo emozioni, istighiamo brividi, sospiri, facciamo sognare, facciamo irritare, illanguidire…..lasciamo spazio ai nostri respiri interni.

Signori noi coinvolgiamo/emozioniamo!

Quelli che ci riescono meglio sono (forse) i più bravi.

Quelli che ci riescono meno devono crescere.

Ecco il metro di giudizio: il coinvolgimento/l’emozione!!

 

Poi c’è la tecnica. La vogliamo valutare? Certamente, ma solo dopo aver stabilito il primo verdetto: mi è piaciuto perché mi ha coinvolto/emozionato. Se l’emozione è scattata vuol dire che il montaggio , la musica, le foto, la regia, tutto nel complesso ha funzionato. Se il coinvolgimento/l’emozione non è scattata allora qualche cosa deve essere andata storta.

Alcuni sostengono che se si potesse visualizzare la realizzazione di un diaporama, al centro ci debba essere il regista, circondato ai vertici dalla fotografia, dalla musica e dal montaggio. Francamente ci sembra un po’ riduttivo.

Secondo noi se si potesse visualizzare la realizzazione di un diaporama, questa avrebbe una forma tridimensionale. E’ la teoria del “settimo punto”, e la visualizziamo utilizzando un disegno che abbiamo ripreso dal film “Stargate”.

 

                                                    

 
 


 

Proviamo a spiegare.

Alla base di tutto (e non solo del diaporama) c’è l’idea! Sembra banale ma è così! Se realizziamo la nostra idea con delle immagini fotografiche avremo, probabilmente, una mostra fotografica;

Se le rendiamo coerenti l’una con le altre avremo una sequenza;

Se la raffiniamo con una buona base musicale, avremo una sequenza sonorizzata;

Se l’arricchiamo con una programmazione adeguata, avremo una certa “tensione ideale” la cosiddetta Drammaturgia.

Ma non basta.

Affinché il lavoro svolto possa veramente coinvolgere, è necessario che gli ultimi 2 elementi (Programmazione e drammaturgia) si sposino con i 4 elementi fondamentali: li intersechino in modo preciso e, le rette, si sa, si intersecano in un unico punto.

E’ solo in questo istante che il settimo punto (che tutti noi cerchiamo) si rivelerà: è lo spettacolo. Qualche cosa che non può esistere senza l’esistenza COERENTE degli altri elementi. Se l’intersezione perfetta (coerenza di fondo) non avviene, non avremo lo spettacolo ( e ciò non significa che non verremo emozionati, ma non verremo coinvolti).

 

E la comprensione a cui tiene tanto Magni ?

Lui dice: non ho capito niente di ciò che l’autore voleva trasmettere, ergo per cui il lavoro è mal riuscito, non si è creato il fare comune.

Questo è il punto più critico, quello che ci allontana anni luce dal Sergio nazionale. Guardiamo un quadro di Mondrian, di Mirò, di Boccioni, di Carrà, guardiamo il celeberrimo concetto spaziale : “attesa” di Lucio Fontana, una perfetta linea nera verticale su fondo bianco, un’opera a prima vista incomprensibile. Come si fa ad associare il concetto di attesa a quella linea, eppure quell’opera è un capolavoro di sintesi, di perfezione, di tecnica. Se qualcuno avesse preteso da Fontana, ma anche da Guttuso o da Picasso (il suo famoso il poeta, è qualche cosa di assolutamente incomprensibile) di dipingere quadri di chiara lettura, di immediata comprensione, allora i maggiori capolavori dell’arte moderna non sarebbero mai nati. Nel diaporama è la stessa cosa. Un montaggio di flash, di cuts, di suoni, rumori, immagini sfocate, delle quali non riesci a comprendere nulla, salvo che ti prendono, ti schiaffeggiano, che ti incollano allo schermo senza fiato cosa vogliono comunicare se non  emozione e coinvolgimento!

Pierfrancesco Fimiani: “….Anni fa sono capitato a Roma nella chiesa di S.Luigi dei Francesi. Vengo attirato naturalmente da qualche cosa di assolutamente meraviglioso. Un dipinto immenso, irresistibile. Senza sapere cosa rappresentasse, chi fosse l’autore, la tecnica utilizzata, il periodo, nulla di nulla, sono rimasto ugualmente rimasto affascinato per oltre un’ora, da un miracolo artistico. Solo dopo mezzora ho saputo l’autore, il giorno dopo ho saputo il valore artistico di quel capolavoro, cosa raffigurasse e il titolo. Era Caravaggio! L’opera un trittico, tra cui la vocazione di S.Matteo….”

Cosa vogliamo dimostrare?

Che alla domanda: è necessario capire, è necessario analizzare, suddividere in interno ed esterno, a noi vien da ridere. Pur non sapendo nulla del quadro di Caravaggio, a Pierfrancesco quella roba lì ha tolto il fiato , gli ha procurato un’emozione indicibile! Ci risiamo allora. Ci si dirà che un diaporama è tutt’altra cosa. Ci si dirà che Boris non è Caravaggio. Certamente (e non si offenda

l’amico Boris se non lo mettiamo alla stessa altezza di Caravaggio!), però il principio di base vale per tutte le forme d’arte, dalla pittura al cinema, dalla scultura alla poesia, dall’architettura alla

cucina, tutte devono coinvolgere emozionare chi vede, chi legge, chi gusta! Il diaporama addirittura, sfruttando più linguaggi, ha molti canali in più per raggiungere lo scopo: la musica, la fotografia, i rumori, il ritmo del montaggio, la recitazione del parlato e, in certe installazioni particolari all’aperto, odori, ambientazioni suggestiva…. tutto concorre a fare spettacolo, dunque a procurare emozioni, brividi, languori, lacrime, irritazione, ma anche indifferenza e noia , poiché non è scritto da nessuna parte che un diaporama susciti sempre sensazioni forti, sensazioni positive. Li è la differenza tra il buon diaporama e un cattivo diaporama.

Pierfrancesco Fimiani:”….M’illumino d’immenso…. scriveva Leopardi. Che vuole dire questa poesia brevissima? È un accostamento di 4 parole di cui due apostrofate. Che differenza di lunghezza con l’Adelchi di Manzoni oppure con i Sepolcri di Foscolo. Ma cosa vogliono dire quelle 4 parole,

qual è il significato reale, l’interpretazione critica? Ci sono libri interi dedicati solo a questa poesia. Io, da ignorante totale, non so nulla di tutto ciò. So solo che ogni volta che rievoco queste 4 paroline, sento un piccolo brivido lungo il braccio! Tra me e Leopardi è nata una comunicazione altissima. Cosa Lui voleva dirmi non lo so.. ma ci siamo parlati ugualmente!…..”

 

Cari diaporamisti, perché voi vi esprimete con questa tecnica?

Qual’è il vostro obiettivo?

Vi diciamo il nostro: coinvolgere chi ci guarda.

Con questo obiettivo , che altro non è se non la famosa drammaturgia, tutto passa in secondo piano: la fotografia, la colonna sonora, il montaggio, la sincronizzazione, la terza immagine, tutto ……. Per questo sosteniamo con forza che noi dobbiamo ispirarci in tutti i sensi al cinema che costituisce – molto più della fotografia – il nostro punto di riferimento principale. Molte questioni aperte tra di noi , sono state già sollevate, analizzate e risolte decine di anni fa in campo cinematografico. Quindi facciamolo questo passo avanti nel nostro personale futuro !!

 

GLI ELEMENTI PORTANTI

Dopo aver premesso che fare spettacolo, coinvolgere e procurare emozioni sono la cosa principale dell’opera artistica definita diaporama, tutto il resto viene da se. Elemento portante diventa solo uno: lo spettacolo (drammaturgia) che nasce dalla sceneggiatura (il climax). Per dare vita alla sceneggiatura (e fare spettacolo) utilizzeremo tutti gli elementi possibili ed immaginabili che ci offre la nostra fantasia, i mezzi tecnici usuali di cui disponiamo, i mezzi tecnici nuovi che possiamo

inventare oppure introdurre in un diaporama. Tra tutti i mezzi a disposizione ci sono quelli di base, quelli senza dei quali non possiamo parlare di diaporama ovvero: proiettori per diapositive  (e relative diapositive, non semplici fotografie) e supporto sonoro. Dire a questo punto che elemento portante sia la fotografia o la musica è quanto di più errato. La musica è importate SE E QUANDO SERVE. La fotografia è essenziale in un reportage di viaggio ma non lo è affatto se voglio rappresentare (per es.) lo sgomento che mi procura un determinato evento, come la bomba su Hiroshima; in quel caso il buio della notte post-atomica sarà (forse) più incisivo della raffigurazione di un rudere o di un volto piangente (questo infatti equivale a tornare al reportage).

Tutte le componenti diventano soggettive e accessorie. Chi l’ha detto che le lampade dei proiettori debbano aprirsi alla massima potenza? Abbiamo un’opera che inizia con una accensione bassissima delle lampade………ed il commento che esce durante la proiezione (dagli spettatori riteniamo più distratti) è sempre lo stesso:”…gli si sono rotti i proiettori…” Immaginate una splendida torta nuziale che entra accompagnata da due bellissime hostess, a luci spente, con il salone illuminato con candele colorate e con un azzeccato sottofondo musicale (lo spettacolo). La torta è composta di panna, ciliegie, orpelli, ma anche di un telaio per sorreggerla, di un tavolino con le ruote per favorirne l’ingresso trionfale in sala. Non manca l’orchestrina, le hostess vestite, tutto è contorno e sostanza dello spettacolo. Immaginate la stessa torta (buonissima) che entra tutta sfatta su un tavolaccio senza nessun preavviso. Gli ingredienti (la sostanza, gli elementi portanti) sono gli stessi. Il gusto identico. Manca lo spettacolo. Manca tutto! Il diaporama è la stessa cosa. Abbiamo gli ingredienti di base (foto, musica, ecc.) che devono essere dosati, montati, assemblati COERENTEMENTE in modo da generare uno spettacolo (Settimo punto). Ecco che allora assumono lo stesso valore tutte le componenti, poiché se una eccede l’altra, oppure se una è sproporzionata o manca del tutto, la sceneggiatura ne risente, in quanto non animata completamente, lo spettacolo langue,il pubblico non si coinvolge.

 

 

CONCLUSIONI

Questa concezione, apparentemente rivoluzionaria, ci porta in modo naturale, a riconsiderare gli aspetti che prima erano portanti. Musica, fotografia, ritmo, sono come i piedistalli su cui poggia la nostra torta-diaporama. Se la torta pesa tanto e un appoggio è debole (es. il montaggio) l’impalcatura crolla. La torta non si regge, lo spettacolo non decolla, il pubblico si annoia ! Se la torta è leggera leggera, il sostegno (la fotografia) non serve che sia monumentale. Ci troveremmo di fronte ad un mostro con una testa piccolissima e due gambe gigantesche!  Allora grande merito ed importanza al montaggio, piuttosto che alla fotografia, ma attenzione a non partire da questi per arrivare al giudizio. Non si spiegherebbe perché ai concorsi cinematografici vince il film , ma i premi speciali a regia, montaggio, ecc. vanno ad altri film.

Allora proponiamo questo sistema di giudizio di un diaporama:

 

1. Guardare almeno due volte lo stesso lavoro.

2. Appuntare le sensazioni, le emozioni, gli stati d’animo che il montaggio produce

3. Sottolineare eventuali momenti (anche brevi) di noia e/o torpore oppure di forte tensione

4. Attribuire un giudizio E NON UN VOTO – a queste sensazioni a pelle (ovvero al risultato drammaturgico)

5. Attribuire un giudizio E NON UN VOTO – alla sceneggiatura (che in tantissimi casi non esiste e che , viceversa, deve sempre essere curata)

 

Dopo questa prima fase noi siamo in gradi di dire :

 

1) se il lavoro è riuscito o meno

2) quale lavoro, tra tutti quelli visionati, è stato più efficace degli altri (ci ha coinvolto più degli altri)

 

Quindi si passa alla seconda fase di giudizio: la tecnica spicciola.

 

1. Miglior fotografia

2. Miglior montaggio

3. Migliore colonna sonora

4. Migliore sincronizzazione

5. Premi speciali (interpretazione di attori o voci FC, musiche originali, missaggio, qualità del sonoro, ecc. ci si può sbizzarrire)

 

Ci è già stato fatto notare che i premi sono sempre contati e che non se ne possono dare troppi oltre i soliti: segnalato, 1°, 2°, 3° classificato. Per prima cosa, questa suddivisone di premi, che poi è la stessa dei concorsi fotografici, è assolutamente inadeguata! Mettere sullo stesso piano

una serie di 4 fotografie stampate con un diaporama è davvero inadeguato. Dunque primo imperativo, proponiamo, è quello di mettere mano ad un regolamento (naz/internaz.) di concorsi per AV. Crearne uno nuovo con una nuova metodologia di giudizio ed una conseguente suddivisione dei premi (premio per la migliore colonna sonora, montaggio, sceneggiatura, ecc.) e dei premiati. Noi dobbiamo far crescere questo mezzo artistico, farlo conoscere, creare mercato, circuiti, filoni critici, interesse da parte dei media, da parte degli intellettuali, da parte delle istituzioni. Per riuscire dobbiamo saltare a piè pari nel nuovo secolo. Abbandonare le reticenze, acquisire consapevolezza e sicurezza. Se non lo facciamo, se perseguiamo nel sostenere  teorie vecchie e superate rischiamo che il linguaggio AV muoia. C’è un certo Mauro Contaldi che dice: l’AV è morto! Noi diciamo l’esatto contrario: l’AV deve ancora crescere, ma non uccidiamolo nella culla!

Si sa che se si butta un sasso in acqua, questo genera un cerchio, poi un altro più grande, e poi un altro ancora, ed un altro, ed un alto………….. Noi lo abbiamo fatto, vediamo cosa succede……

 

DTF inc.

Pierfrancesco Fimiani

Camillo Di Tullio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

~ di pierf67 su Maggio 20, 2008.

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