Discorso di Cesenatico

Il 24 Aprile 2005 a Cesenatico, sulla riviera romagnola, nel corso del 57.mo Congresso FIAF ho pronunciato un discorso come candidato al Consiglio Nazionale. Qui è riportata la versione integrale.

Questa mattina, alcuni uomini provenienti da molte parti d’Italia, sono qui a chiedere la vostra fiducia per i prossimi tre anni.

La maggioranza di questi è composta da persone che conoscete bene.

Ma c’è anche un semi-sconosciuto, il sottoscritto: Pierfrancesco Fimiani,

che si propone al vostro giudizio con due frasi:

La prima: la giovane Fiaf c’è.

Perché sinceramente, sono quindici anni che appartengo a questa federazione, e di ragazzi che abbiano deciso di rischiare in prima persona, ne ho visti pochi.

La seconda è, come direbbero quelli del marketing, il pay of della mia candidatura:

L’innovazione che fa rima con tradizione.

Sono abruzzese e ho 38 anni. Di professione sono manager dell’intrattenimento.

Sono socio Fiaf dal 1991, tramite l’Aternum Fotoamatori di Pescara, e dal ‘93 sono un orgoglioso diaporamista.

Da dieci anni sono Delegato regionale dell’Abruzzo.

È stato Bruno Colalongo a propormi quando avevo soli 28 anni.

Bruno mi ha insegnato tantissime cose e mi ha trasmesso un amore appassionato per la mia associazione e per la Federazione.

Se sono qui, oggi, lo devo soprattutto a Lui.

Ma voglio ricordare anche un amico che non c’è più, e che è stato decisivo nel mio percorso umano ed artistico. È il caro professor Bruno Simoncelli, un grande intellettuale, che ha  nobilitato per decenni la Fiaf abruzzese. Sono onorato di essergli stato amico e di aver appreso da lui alcuni fondamentali insegnamenti.

La mia avventura di delegato inizia a Prato nel 1996.

Inizialmente mi sono limitato ad osservare.

Poi, acquistata maggiore fiducia,  ho provato a dare il mio contributo.

Il giovane, si sa, ha una percezione diversa dei problemi e un differente modo di risolverli. Maturando, è stata la mia professione ad influenzare la visione che avevo della Fiaf.

In realtà non ho fatto altro che assecondare il mio spirito d’osservazione, allenato da un mestiere che impone una continua analisi dei gusti e dei bisogni della gente, al fine di creare servizi. 

Probabilmente, una persona come me che per campare ha l’obbligo di prestare attenzione ai cambiamenti, può essere utile ad un’organizzazione che si fonda sì sul volontariato, ma che si impegna in numerose faccende che sono prettamente strategiche e che vanno affrontate con un rigore ed un approccio professionale. Per questo non mi sono mai rassegnato ad essere considerato un rompiscatole, ed è per questo  che ho iniziato a maturare la decisione di portare ad un livello più alto le mie proposte, confermando, con coerenza, quello che ho detto e scritto in questi anni, ovvero un’idea di Fiaf che non è estremistica,  e neppure fantascientifica, bensì in linea con gli anni che  stiamo vivendo; un ‘idea che si sintetizza in una parola: innovazione.

È fantascienza credere che questa Fiaf possa essere popolata da molti più trentenni o ventenni?  È estremismo cercare di  attirare le migliaia di persone (giovani e non) che, grazie al digitale, utilizzano questa forma di espressività?

Dunque questa è la visione della Fiaf che vengo ad illustrarVi (con una certa emozione e una consapevole difficoltà) qui a Cesenatico.

Forse qualcuno potrebbe pensare, che Io sia qui a propagandare l’idea di una Fiaf tutta da rifare!

È l’esatto contrario…!

Io ho parlato di innovazione e non di trasformazione.

C’ero di persona al Congresso di  Prato, quando Giorgio Tani fu eletto presidente, e so quanto, grazie a lui e ai suoi collaboratori, è stato realizzato.

Dopo la gestione Tani è seguita quella Merlak.

Attraverso la relazione di ieri, Fulvio ci consegna una struttura che si è data da fare e che ha raggiunto obiettivi eccellenti.

E dunque … dove trova fondamento il mio progetto.

È in corso, lo sapete, la rivoluzione digitale, una rivoluzione (tecnica e linguistica) che sta determinando effetti devastanti e non del tutto prevedibili.

Quello che, secondo me, è il risultato più importante è la trasformazione netta e irreversibile dei nostri due  principali referenti, ovvero: i circoli fotografici e il fotoamatore. Ma non è tutto, insieme a queste due entità, sta mutando profondamente tutto il sistema economico che gravita attorno ad essi, parlo delle case produttrici di materiale fotografico, degli esercizi commerciali, delle riviste di settore. Ecc.

Tra tutte le conseguenze che il digitale ha generato, è questo l’aspetto più importante che ci riguarda, ed è quello che i futuri dirigenti della Fiaf dovranno più prendere in seria considerazione.

E qui nasce qualche perplessità … riferita al mondo Fiaf … al nostro ambiente che non ha reagito con tempestività e entuasiasmo all’avento del digitale.

Siamo onesti… riconosciamolo…. C’è stata freddezza, sospetto… un certo spirito di superiorità.. Infatti molte persone hanno ancora imbarazzo ad ammettere di possedere un apparecchio digitale… ancora oggi, siamo tutti un po’ cauti nell’accettare questo mezzo…

Ribadisco. C’è interesse, sempre di + , ma non si cavalca l’onda, la si subisce…! E questo clima sospettoso si avverte soprattutto nei circoli di periferia.

Però dobbiamo rassegnarci che questa è la strada … e che indietro non si torna…

Il compito del nuovo CN della Fiaf, pertanto, diventa quello di evitare  (o attenuare) a tutti i costi il divario generazionale e culturale tra i “vecchi” fotoamatori e quelli nuovi, tra quelli tradizionalisti e poco predisposti al confronto e quelli che si stanno buttando totalmente nel nuovo sistema e che –ATTENZIONE -  rappresentano il nostro futuro bacino di utenza.

Come fare per evitare lo scontro generazionale?

Questa è la grande sfida, per la quale mi voglio mettere in gioco.

Permettendomi di incarnare fisicamente l’elemento catalizatore dei due mondi, poiché ho avuto la fortuna (o sfortuna) di essere tra i pochi della Fiaf ad essere “nato” a cavallo delle due generazioni. Formato nella tradizione, ma totalmente proiettato nel futuro, nella tcnologia e nell’uso del PC. Quindi in grado di capire meglio le diverse problematiche dei due tipi di fotografia.

Tornando alla questione generazionale, voglio fare presente che la Fiaf ha un solo grande problema: è l’alta percentuale di chi non rinnova la tessera dopo il primo anno.

 

Prendiamo quelli che partecipano ad i corsi.

 

In media, il 30% dei partecipanti si iscrive alla Fiaf. Dopo un anno, di quel 30%, quanti rinnovano? Non ho dati precisi/ufficiali, ma credo che sia di poco sopra allo 0%. Evidentemente qualche cosa non riesce a trattenere chi entra in Fiaf, forse non ci si sente accolti nei circoli, oppure i servizi offerti dalla tessera, pur numerosi e importanti, non sono così allettanti come crediamo… ecco che non è pura fantasia paventare il rischio di cui parlavo prima, ovvero la possibile frattura culturale, generazionale, di linguaggio e di comprensione reciproca.

 Allora mi sono chiesto, e Vi chiedo: “Questo rischio– o ipotesi – preoccupa solo me?”

 Questa domanda è solo una delle tante che caratterizzano un periodo di grandi trasfomazioni.

Soffermatevi, per un attimo, a pensare a quanto sia cambiata la vita di noi fotoamatori. 

Ciò che per un fotografo degli anni ‘50 è successo in 20 anni a noi è capitato in pochi mesi!

La diffusione del personal computer, ha determinato un notevole mutamento dello stile e del linguaggio. In pubblicità, ad esempio; andate a sfogliare una rivista di due anni fa e confrontatene le reclame. C’è un’abissale differenza, grafica e di comunicazione!

Il merito, o la colpa, di tutto questo è nella tecnologia, che essendo cambiata,  ha modificato il modo di lavorare, i risultati ottenibili e il gusto dei fruitori. L’esempio più classico è quello dei cartoon movie, che grazie al computer, sono diversi da quelli che iniziò a produrre Walt Disney negli anni ’50 usando carta e la matita, oggi sono scomparse dalla lavorazione del film! E quindi mi chiedo (e vi chiedo): “Può essere che anche l’idea di fotografia che siamo abituati a studiare… giudicare … proporre… possa aver subito ( o stia per subire)  modifiche irreversibili a causa dell’avvento del PC? Modifiche di gusto, per esempio? 

Io direi di si.

Pensiamo a photoshop e alle sue sconfinate potenzialità.

Pensiamo al diaporama: oggi tutta la lavorazione si fa al computer.

Ciò ha determinato effetti a cascata, primo fra tutti, la facilità con cui si può assistere ad uno spettacolo audiovisivo.  Con un portatile e un paio di cuffiette posso  far visionare,  in ogni momento, un mio lavoro;  attraverso Internet posso scaricalo e guardarmelo in TV … addirittura i programmi sono talmente performanti che posso inserire nel montaggio, frame di immagini in movimento, con buona pace di chi sostiene che ciò non si possa fare!

Ma se la tecnologia me lo permette … chi m’impedisce di applicare queste formule?

Chi ha il diritto di imporre limiti all’evoluzione naturale di un genere?

I problemi sono tanti… e tante le domande!

E ancora…

Il circolo virtuale, quello che prolifera su internet e che sta calamitando l’interesse di milioni di persone, parlo del blog e della community,  è una minaccia oppure un’opportunità per noi della Fiaf?

La teoria del “leggere fotografia”, mi chiedo se sia ancora giusto divulgarla così com’è, senza adattarla  alle nuove tecniche e al mutamento del gusto.

A questo proposito, guardate le immagini televisive.

Una volta l’immagine stabile era il TOP! Oggi la ripresa + è mossa, e + piace!

E i corsi di fotografia?

Ha ancora senso parlare di liquidi, di carta sensibile, di asa e dx?

Non credete anche Voi che sia urgentissimo modificare le scalette dei corsi e invitare tutti i docenti (non solo quelli del DAC, che magari già lo hanno fatto) a cambiare lo stile  e il linguaggio di insegnamento? Ha senso trattenere un giovanotto su un banco, per parlargli della “regola dei terzi”, quando la stessa è rintracciabile su internet … e gratis?

 Nel 1990, quando iniziai a fotografare, tutte queste domande non me  le ponevo!

 E giustamente… aggiungo…. perché l’epoca era molto più tranquilla.

Oggi, invece, sono assillato dalle domande, sia perché sono maturato artisticamente e culturalmente, ma soprattutto perchè sono diventato membro effettivo ed operativo di questa federazione, che è pienamente invischiata in queste trasformazioni radicali.

 Viceversa, intorno a me, avverto una calma che non riesco a comprendere.

Mi permetto di dire (e nel farlo mi riconosco un certo coraggio) che non respiro quella aria  intellettualmente e culturalmente frizzante che sarebbe adeguata ad un secolo tanto imprevedibile.

Quindi abbiate pazienza, quando dico che percepisco due velocità: una è saggia, riflessiva (ed è l’andatura storica della Fiaf), l’altra è emozionante, frenetica, problematica (ed è quella dei tempi in corso, tutti da vivere e scoprire)!

 Il nuovo consiglio nazionale che andrete ad eleggere, e che ci guiderà, dal 2005 sino al 2008, ha il compito primario di ristabilire una giusta andatura per la Fiaf.

Non troppo veloce, poiché sarebbe discordante con nostro stile, ma neppure troppo lenta, soprattutto perché i nuovi fotografi, figli dell’informatica e non + della chimica, bussano numerosi alla nostra porta, perché sanno che siamo esperti, riconoscono che abbiamo una storia alle spalle, ma se non saranno compresi ed accettati, se non saranno  guidati e assecondati nel loro modo di lavorare e di comunicare, rischiamo di perderceli per strada… e sarebbe un vero peccato, visto che le statistiche dicono che gli appassionati di fotografia sono in netto aumento, soprattutto tra i giovani!

Ecco l’ultima domanda che mi pongo e che vi sottopongo: siamo pronti ad accogliere i giovani e i neo fotoamatori che si stanno formando alla scuola del computer?

Quest’ultima domanda è decisiva, e lo voglio esplicare meglio facendo riferimento, per l’ultima volta, al diaporama.

I diaporamisti sono sempre stati pochi, perché il genere era costoso e poco diffuso. Da oggi non sarà più così, grazie ai numerosi programmi che le case produttrici di software stanno immettendo sul mercato (es. iPhoto).

Alla luce di questo, è lecito ritenere che molte persone si stanno per avvicinare all’audiovisivo fotografico.

Ebbene, rinnovo la domanda: Siamo pronti ad accoglierli?

Le premesse non sono incoraggianti. Un esempio è abbastanza indicativo.

I filmati che si scaricano da internet sono per l’80% in formato AVI, MPEG o WMP. La coppa Diaf di quest’anno, per la prima volta, ha ammesso gli audiovisivi digitali, ma solo se in formato .EXE… ovvero un formato che i nuovi appassionati di audiovisivi non usano, non conoscono (infatti sta scomparendo anche perché facilita la diffusione di virus) e che non “gira” sulle piattaforme Apple, ovvero quelle che adottano  il sistema operativo più utilizzato da chi fa video, grafica e fotografia ad alti livelli!

Si dirà che anche all’estero si usa questo tipo di sistema e che noi ci siaamo adeguati allo standard… ma questa non è una giustificazione valida! Il concetto di “superato” – in materia tecnologica -  è valido ovunque, non solo in Italia; e se ci viene chiesto di adeguarci ad un sistema superato, è nostro interesse insistere affinchè le cose cambino, perché abbiamo un dovere verso i nuovi iscritti, che pretendono di essere aiutati… supportati… istruiti … e non ostacolati nella partecipazione.

 A questo punto, la mia domanda torna + prepotente: Siamo pronti ad accogliere i prossimi diaporamisti e i futuri fotografi ?

 A fronte di queste domande, e della doppia velocità cui ho fatto riferimento,

sento dentro di me un ansia frenetica quella di studiare prospettive future, di scoprire sistemi alternativi ai soliti concorsi e alle classiche mostre.

Questo intendo per Federazione orientata all’innovazione:

che studi, che anticipi e che proponga soluzioni nuove non collaudate!

Per fare tutto questo, occorrono persone che abbiano entusiasmo, che non siano sospettose verso le potenzialità del futuro ed ancorate all’abitudine, che siano lungimiranti e che abbiano un contatto diretto e quotidiano  con le problematiche legate alla tecnologia e alla comunicazione.

Da questi presupposti nasce il mio (non) programma.

(Non) programma perché  credo che un candidato al consiglio nazionale non possa avere un programma che è fatalmente scollegato da quello degli altri candidati e del presidente.

L’aspirante consigliere si sottopone al Vostro giudizio attraverso

I principi umani, intellettuali e artistici che intende applicare.

Il sottoscritto applicherà la sua innata voglia di animare.

Animare :

con proposte;

con idee;

con credenziali artistiche e professionali; con entusiasmo e voglia di fare.

 Soprattutto quattro questioni mi stanno a cuore, e su queste intendo profondere il massimo impegno:

  favorire il rinnovo generazionale.

… apertura decisa alle nuove forme di aggregazione e di discussione; penso ai blog e alle community, facendo in modo che queste possano trasformare la Fiaf in una grande casa della fotografia. Dove si discuta, si parli, ci si confronti. … l’apertura al mondo del lavoro, per dare prospettive, e non solo attestati. Tantissimi ragazzi che si avvicinano alla fotografia lo fanno per avere una opportunità in più per lavorare. Non possiamo ignorarlo.

entrare nelle scuole attraverso programmi strutturati a livello nazionale (*).

(*) ho appreso durante la relazione del Presidente, che questo progetto è stato avviato. Mi fa molto piacere anche perché lo sostengo da almeno anni.)

Spero di aver chiarito il perché della mia candidatura, ispirata dalla voglia di fare e dal confronto con gli altri, soprattutto con coloro che hanno maggiore esperienza di me. Ecco che si chiarisce il pay off iniziale:

L’innovazione che fa rima con tradizione.

Ciò che intendo fare, qualora abbiate fiducia nella mia persona premiandomi con il voto, è di riuscire a introdurre, con giusta  gradualità, idee e prospettive nuove, ma sempre coerenti con quello che siamo e che continueremo ad essere; il tutto confrontato o ammorbito dalla saggezza dei più esperti.

 

Conclusione,

Non dimenticate che l’arte della fotografia ha meno di 200 anni di vita. Pensate che la scultura e la pittura hanno secoli di storia alle spalle e che noi, in confronto, siamo talmente giovani, che tra altri 200/300 anni, saremo considerati gli uomini preistorici della fotografia, perché + vicini (temporalmente) alle origini del genere.

Pensate quante novità  ci aspettano nei prossimi decenni/secoli!

Lo dobbiamo pensare tutti, ma soprattutto coloro che si accingono a traghettare questa Federazione verso i suoi 70 anni di vita.

Bisogna avere il coraggio (ma anche il dovere) di predisporre oggi gli strumenti e le strategie che ci faranno giungere pronti a questa scadenza.

Io mi sento all’altezza della sfida, perché ho fiducia nel progresso e ho… tanta curiosità di sapere cosa ci riserverà il futuro!!!

 

LA GIOVANE FIAF C’E’

 

Vi ringrazio per l’attenzione e vi saluto con il cuore.

 

 

Pierfrancesco Fimiani BFI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

~ di pierf67 su Maggio 26, 2008.

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