La foto-cell generation
Lettera aperta al presidente della Fiaf, Giorgio Tani, scritto nel maggio del 2004 e pubblicato sulla rivista FOTOIT.
Caro Presidente,
la disturbo per esprimere un pensiero su un tema che mi sta particolarmente a cuore e che meriterebbe maggiore interesse: fotografare con un telefono…
La tecnologia è giunta ad un tale livello di originalità ed efficienza che è addirittura possibile condensare, in un unico apprecchio, un telefono, una agenda, un orologio, una rubrica, un computer e ora perfino una macchina fotografica!
Le conseguenze sono enormi: sociali, economiche, di comunicazione e, infine, artistiche.
Mi pongo una domanda che provo ad estendere a lei e ai lettori di FOTOIT: possiamo, noi fotoamatori “impegnati” e titolati, equiparare questa fotografia a quella tradizionale, fatta con fotocamera e pellicola?
Se osserviamo i fotoamatori durante i fotoraduni, le gite e i congressi, notiamo immediatamente che essi sono attenti all’innovazione (ormai chi loro non possiede una digitale), ma tutti insistono nell’adoperare i “vecchi” sistemi quando serve maggiore qualità. La stessa Fiaf, sul tema del digitale, è prodiga di iniziative ed è aperta all’innovazione e al cambiamento che la rivoluzione digitale sta apportando al linguaggio e alla tecnica. Il discorso potrebbe chiudersi così, ammettendo che c’è interesse, riconoscendo che il fenomeno è in piena evoluzione e che se ne aspettano gli sviluppi, soprattutto in tema di qualità delle immagini e dei supporti di stampa.
Eppure non credo che l’argomento possa essere esaurito.
Oltre al dato tecnico/linguistico apportato dal digitale, c’è da affrontare un’altra questione, non meno importante.
I fotoamatori tradizionali sono stati affiancati da una massa crescente di neo fotografi, appartenenti ad una nuova generazione di appassionati… ciò impone maggiore attenzione e più attente strategie di comunicazione da parte degli “addetti ai lavori”.
Tempo fa, ho scoperto un sito internet a cui chiunque, abbonandosi, può inviare le proprie fotografie. Digitali, ovviamente, e realizzate unicamente con il telefonino.
I frequentatori del sito non sono noti. Non è indicata la loro provenienza, non si sa se siano amanti della fotografia, voyeur, artisti o navigatori casuali.
Non si conosce il loro nome, ma solo lo pseudonimo, o nick come lo definiscono gli utenti della rete. Le immagini sono catalogate per genere: amici, famiglia, sexi, ecc. Non manca la categoria che a noi più interessa: le foto artistiche.
E qui le sorprese.
Oltre al fatto che molte foto siano formalmente interessanti, stupisce il fatto che siano numerose! Ma allora questi giovani non disdegnano l’arte, la creatività e l’espressione! E non solo… questi ragazzi fotografano, e anche bene! È vero, lo fanno con un telefono, magari rifiutano di mettersi a confronto in un concorso, evitano terrorizzati di frequentare un circolo, non pensano ad iscriversi alla Fiaf, eppure fotografano e lo fanno con passione e talento!!
L’abbondante uso di esclamativi è giustificato dal fatto che parecchi dati in nostro possesso, sembrerebbero indicare che i giovani non siano attratti dalla dimensione artistica della fotografia. I nostri indicatori ci dicono che questi ragazzi siano persi di fronte al Pc, lontani dalla vita associativa, assenti…
Dov’è la verità? Non essendo un sociologo e neppure un esperto di costume, posso solo esprimere alcune considerazioni desunte dalla mia esperienza personale, dal mio lavorare quotidianamente con i giovani e dal fatto che io stesso mi appassiono alla tecnologia e sono propenso a rinnovarmi assieme ad essa.
Il problema è dunque quello di comunicare a questi ragazzi che la fotografia seria e impegnata, quella ufficiale, li può ascoltare e li può rendere partecipi.
A questo proposito, un articolo apparso su FOTOIT dello scorso marzo (Candido Baldacchino, Panasonic GD87) è indicativo per una contraddizione che esprime.
Per la prima volta l’ufficialità della Fiaf (la rivista) ha dato spazio a questo mezzo: il cellulare, ma lo ha fatto in modo alquanto controproducente verso una politica che vuole essere pro digitale, pro tecnologia, pro nuove forme di espressione per immagini.
L’idea che ho desunto guardando il portfolio di Baldacchino e leggendo l’articolo, è quella di una fotografia di emergenza, divertente, disimpegnata, astratta, libera, necessariamente da manipolare o trattare con photoshop, di scarsa qualità e di estrema maneggevolezza. Sarà vero, ma forse non è solo questo.
In pratica si comunica al lettore interesse, ma anche un mal celato sospetto e un certo snobbismo… Contemporaneamente leggo, su una rivista di larga tiratura nazionale, della nascita di questa nuova generazione: la cell generation.
A questo punto mi chiedo e le chiedo, caro presidente, ma siamo sicuri che questi giovani siano da noi capiti e – soprattutto – accettati quando propongono il loro modo nuovo di esprimersi? Siamo certi di aver compreso le mirabolanti prospettive che si aprono con la nascita e l’evoluzione di questi sistemi? Possiamo, noi fotografi tradizionali, snobbare questa tecnologia solo a causa della qualità che non ancora possiede? Siamo sicuri che i risultati che un telefono-fotoamera produce non possano essere equiparati a quelli di una reflex?
Io la risposta me la sono data, ed è la stessa che danno al neofita i grandi fotografi; È sempre l’occhio, la creatività e il talento che fanno la bella immagine. L’apparecchio è e resterà sempre uno strumento.
Per concludere avanzo una proposta. Perché non inserire una rubrica (o un articolo) su Fotoit che tratti seriamente il tema delle immagini prodotte con il telefonino? Perché non produrre una bella mostra con queste immagini? Perché non coltivare nei ragazzi, e in tutti i “vecchi” fotoamatori, l’idea che si possano fare grandi fotografie a prescindere dal mezzo?
È ormai nata la photo-cell generation. Non possiamo ignorarla e neppure snobbarla.
A lei, e a tutti i lettori, il mio affettuoso saluto.
Pierfrancesco Fimiani BFI
