Diaporama anno zero.

Su Wikipedia è scritto che il diaporama nacque in Francia, intorno agli anni ‘50.

Non so chi l’ha inventato, né chi l’ha introdotto in Italia. Quello che ho appreso deriva dai racconti di coloro che ho conosciuto a partire dagli anni ’90, quando il livello del diaporama italiano era in crescita, ma  tedeschi, francesi (ed europei in genere) continuavano a superarci abbastanza sistematicamente.

In definitiva, per quanto è di mia conoscenza, colloco “l’anno zero” del diaporama italiano, intorno agli anni ‘70.

Per “anno zero” intendo il periodo iniziale, lo start up… quando il possedere un sistema (centralina, diaproiettore e multitraccia) non era sufficiente per produrre opere di livello pari a quelle che si realizzavano oltre confine.

Fu grazie ad alcuni grandi personaggi che il movimento accelerò. Grazie alla frequentazione abituale dei festival internazionali, impartirono consigli, introducendo  dibattiti su come giudicare un lavoro, su quali fossero i pilastri del genere e come utilizzare determinate tecniche. Finalmente si cominciò a dare giusta importanza all’idea, e divenne chiara la differenza tra un diaporama e una sequenza sonorizzata.

Superato “l’anno zero”, la missione formativa/divulgativa che si sviluppò fu sancita dalla nascita del Diaf e dall’organizzazione dei Seminari, dopo i quali giunsero i primi, importanti, risultati. Io stesso (nel mio piccolo) posso vantare alcune affermazioni internazionali, merito del confronto serrato, a tratti spietato, che si generava durante le nostre riunioni. Quella “tensione” artistica ed agonistica, unita alla formazione e alla dialettica, furono fattori determinanti per la crescita del linguaggio audiovisivo.

Forse mancò – come già scrissi all’epoca – l’apertura verso gli ambienti intellettuali e critici audiovisivi; ci si limitò a coinvolgere alcuni personaggi della Fiaf i quali, ponendo l’accento sulla fotografia, non furono di grande aiuto.

Di fatto, questa era la situazione, così come la ricordo (e l’ho lasciata) nel 2005, 2006.

Dopo un periodo di sospensione, determinato dalla mia paternità, torno ad occuparmi di diaporama come giurato per il circuito che ha fatto tappa a Pescara. Ho visionato oltre 80 lavori… e ne ho tratto un giudizio molto severo, sintetizzabile nella seguente, grave, affermazione: siamo al “secondo anno zero” del diaporama italiano.

Per spiegare il mio punto di vista devo necessariamente fare ricorso ad una similitudine.

Verso la fine della grande guerra, alcuni eserciti già pensavano ad introdurre armamenti e strategie moderne. I generali più lungimiranti riuscirono – per loro fortuna – a convincere i rispettivi Stati Maggiori, mentre gli altri rimasero ancorati alle vecchie  concezioni belliche. Con lo scoppio della seconda guerra, la differenza tra chi si era aggiornato e chi aveva rifiutato qualsiasi forma di rinnovamento, fu clamorosa e le conseguenze disastrose.

Nel diaporama è accaduto qualche cosa di simile, anche se di molto meno cruento!!!

I diaporamisti che utilizzavano esclusivamente strumenti analogici e che provenivano dalla scuola (poi evolutasi) della sequenza sonorizzata, hanno perduto il vantaggio competitivo conquistato in anni d’onorata carriera. Se avessero metabolizzato prima la rivoluzione digitale, probabilmente avrebbero attutito l’impatto, e il livello dei loro lavori non  sarebbe calato, ma addirittura migliorato, poiché il computer fornisce – obiettivamente – più opzioni creative.

Viceversa, chi è “nato” in epoca digitale è avvantaggiato, ma non riesce a dare spessore alle proprie opere, poiché difetta di esperienza e di stimoli, che non trova nei diaporamisti “ex analogici”… legati a schemi concettuali ed artistici differenti.

In sostanza, sia ai “digitalisti” che agli “ex-analogici” manca una comune storia “di genere”.

Come accade  a chi, dal piccolo motorino passa alla motocicletta potente.

La ciclistica dei due mezzi è simile, ma le performance e le tecniche di guida, nettamente diverse… Oggi siamo costretti (non per scelta) ad utilizzare tutti una motocicletta di grande cilindrata, ma nessuno può chiedere aiuto a nessuno. È l’anno zero: tutti dobbiamo prima imparare a guidare e poi far rendere il mezzo al massimo…  sbagliando e riprovando, riusciremo (come è accaduto tra gli anni’80 e ‘90) a stabilire nuovi canoni linguistici e a stabilire (in modo naturale) chi sono i più bravi, i futuri maestri, coloro  che fungeranno da fattore di stimolo per tutto il movimento che – da quel momento  -  tornerà a crescere.

Si poteva evitare tutto questo. Temo di si….

Se il conducente del motorino, sapendo che prima o poi sarebbe passato ad una cilindrata superiore, avesse fatto pratica con moto leggermente più potenti, il passaggio sarebbe stato meno traumatico… ed i risultati… più veloci.

Per di più, nel diaporama, non conta lo strumento, che è sempre stato in costante evoluzione. Conta l’idea, la drammaturgia e la capacità di evocare emozioni attraverso lo spettacolo.

Viceversa, negli ultimi anni, si è dato tanto, troppo, spazio allo strumento, a discapito del giudizio drammaturgico.

Attraverso vari articoli, ho ammonito l’ambiente affinché fosse meno sospettoso nei confronti delle novità linguistiche introdotte dai computer.

Mi sono scontrato molte volte con la platea dei Seminari quando questa s’intestardiva nel giudicare la fotografia o la colonna sonora, ignorando argomenti cruciali come quello del “come rendere spettacolare (dunque emozionate) un’idea”. Ho criticato l’uso dell’estensione .exe, ritenendola limitativa, superata, ed inaffidabile… infatti ancora ieri, ben 4 lavori non erano leggibili dal nostro PC, se non istallando fantomatici file di aggiornamento … un assurdità, se si pensa che da anni esistono estensioni molto più semplici, che viaggiano universalmente in Internet, Tv e DVD e su tutte le piattaforme, apple e windows.

I tradizionalisti – inizialmente e per molti anni – sono stati diffidenti e super cauti.

Ricordo inutili disquisizioni sulla scarsa qualità del digitale. Ricordo lo scontro tra i diaporamisti e i fotografi con la loro inappropriata visione … come la volta in cui mi scontrai con “l’incontestabile” Sergio Magni, ad un seminario di Salsomaggiore…quando sostenevo che il diaporama aveva diritto ad una sua libertà espressiva, senza soffocamenti imposti da rigidi schemi concettuali, tratti dalla fotografia (analisi interna, analisi esterna, 80% fotografia, 20% colonna sonora). Seguirono lavori ritenuti dissacranti poiché giudicati “troppo” al di là… che flirtavano con il cinema, e pertanto degeneri.

Ricordo un giovane che a Salsomaggiore, presentò un lavoro utilizzando la sua telecamera. L’opera proponeva – per la prima volta – frame di immagini in movimento. La platea non solo si scandalizzò, ma “punì” il reo con l’indifferenza. “Non appartiene al genere”, si disse!

Delle due una: o il ragazzo coniò un nuovo linguaggio audiovisivo (ed allora eravamo al cospetto di un genio!) oppure (come credo) realizzò semplicemente un’opera moderna (o di avanguardia) che avrebbe meritato un intero Seminario monografico.

Non ho più rivisto, ne sentito parlare di quel ragazzo. Viceversa sono spuntati neo autori che usano (male) la pixillation.. mentre ex diaporamisti esperti l’ ignorano.

Di fatto siamo artisticamente fermi.

L’anno zero si poteva evitare… se la rivoluzione digitale fosse stata accettata con più ottimismo, e maggiore curiosità.

Il diaporama è spettacolo. Fonte di emozioni visive e concettuali. Non meno del cinema, e diversamente dal cinema affinché la sua magia si compia, è necessario che l’ingranaggio: idea – fotografia – montaggio – colonna sonora – regia, funzioni perfettamente; se si realizza la sincronia perfetta, scatta il risultato che è (e deve essere) lo spettacolo! Ovvero, l’ideale tensione drammaturgia.

Tutti gli strumenti e le tecniche devono essere funzionali allo spettacolo.

Per spettacolo intendo quella sottile tensione che incolla lo spettatore alla sedia, senza che questo perda, neppure per un secondo, la sua concentrazione visiva ed emotiva.

Negli anni ‘80 e ‘90 le tecniche erano poche e consolidate e la fotografia primeggiava. Oggi sono quadruplicate e gli strumenti sono diventati più performanti… la logica vorrebbe che l’autore sia avvantaggiato … ed invece è accaduto il contrario: i lavori si sono uniformati ed appiattiti creativamente.

Quasi nessuno dei diaporama che ho visionato spicca per intensità e/o spettacolarità. La creatività si concentra nell’utilizzo delle tecniche… Soprattutto i nuovi autori, ne fanno sterile sfoggio. Troppe volte mi sono chiesto il perché.  Di una dissolvenza veloce… di un passaggio al colore… di un pan o uno zoom… Perché?  È evidente che manca formazione… informazione… confronto. Mancano modelli, punti di riferimento, autori cult.

In verità, ho verificato che gli “ex esperti” sono ancora capaci di dare spessore drammaturgico ai lavori, ma risultano ancora troppo diffidenti verso tecniche che, ad un certo punto della narrazione, potrebbero essere efficaci. In questo modo si perde l’occasione di realizzare lavori più moderni ed intensi e il risultato sono montaggi in stile anni ’90, in formato digitale anziché analogico.

Se gli amici autori della generazione analogica riuscissero a liberarsi della diffidenza, andrebbero (in modo naturale) a rappresentare quel punto di riferimento che i giovani talenti devono avere per poter migliorare.

Anni fa conclusi un mio articolo con la seguente affermazione: ho lanciato una pietra… vediamo che cosa succede. Oggi mi piace concludere in maniera simile, aggiungendo che bisogna fare in fretta!

Francamente, non mi va di trascorrere altri due giorni guardando lavori che, per il 40% sono sfoggio di tecnologia digitale e per il restante 55% una riproposizione digitale dei diaporama degli anni ‘90.

Mi sono riservato un 5% di opere che vanno nella giusta direzione… affinché nessuno dica che ho generalizzato!

Vediamo che cosa succede…

~ di pierf67 su Giugno 21, 2009.

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