Commento sui lavori del 5° Circuito audiovisivi digitali 2011
La giuria composta da Giuseppe Cannoni, da Bruno Colalongo e dal sottoscritto, ha giudicato i lavori partecipanti alla tappa di Pescara del 5° circuito di audiovisivi fotografici digitali. La giuria ha decretato la seguente classifica (riporto solo i primi 20):
| 1 | A LU MIRCATO (carezza siciliana) | TURCATO |
| 2 | TIBET UN GIROTONDO DI PREGHIERE | FERRETTI |
| 3 | SOLO … | ALLOGGIO |
| 4 | EFFETTI COLLATERALI | CICCIOTTI |
| 5 | Micromondo, luci e colori | MORINA |
| 6 | COME VOLARE IN UN SOGNO… | DONNINI |
| 7 | ELIZA | DENNA |
| 8 | UN UOMO VENUTO DA MOLTO LONTANO | BERTI |
| 9 | VIVI NELLA MIA ASSENZA | ROSSI |
| 10 | C’è una volta | RAVARA |
| 11 | LUCI SULLA PISTA | BOSCO |
| 12 | The Loop | GIEFFESSE |
| 13 | ANGELI TRA NOI | DI TODARO |
| 14 | Palio, la corsa dell’anima | MAZZANTI |
| 15 | ARIA NUOVA | POCCETTI |
| 16 | CAMBIARE VITA | III F SCUOLA MEDIA DONADONI |
| 17 | Benares… tra la vita e la morte | FORINO/CHIARELLI |
| 18 | Storie da un paese italiano | MONTALI |
| 19 | LIBERDADE NA FAVELA | LANINI |
| 20 | Course camarguaise di Arles | ROMANZI |
1) A LU MIRCATO
Questo lavoro è piaciuto molto alla giuria. Completo sotto tutti i punti di vista. Avvolgente ed incalzante, ha confermato la bravura di un autore completo in tutti i campi di giudizio (regia, fotografia, soggetto, ecc.). Personalmente ritengo che l’alta qualità sia anche il “difetto” del prodotto. Sembrerebbe un paradosso, eppure non ho ravvisato il “sentimento creativo” che altri lavori, con qualche difetto in più, pure avevano (ad es. il potente Effetti Collaterali). Ecco, diciamo che “A lu mircato” non resterà scolpito eternamente nella mia memoria di spettatore (e giudice) di AV fotografici digitali.
2) TIBET.
Il solito tema e la solita (ahimè!) qualità. Continuo a sostenere che l’alta qualità fotografica non sia più da ritenere quel “plus” imprescindibile per un ottimo il diaporama. Utilizzo volutamente la vecchia definizione (diaporama) perché questo lavoro è fotografia e colonna sonora senza una vera ed articolata sceneggiatura. Sono convinto che, anche quest’anno, il bravissimo Ferretti otterrà dal suo Tibet un gran risultato. Non so in quale posizione si classificherà, ma certamente il suo lavoro non favorirà la crescita e la modernizzazione del genere.
3) SOLO.
Il terzo classificato della giuria di Pescara, a mio giudizio, meritava un gradino in più. Penso che l’audiovisivo fotografico digitale possa avere futuro solo se si avvicinerà al metodo di lavoro in uso nei cortometraggi, ovverosia se viene costruito a tavolino, con un‘idea brillante, una sceneggiatura, un climax ed una scelta fotografica ad hoc. Questo lavoro offre spunti di riflessione, si “beve d’un fiato”, si fa portavoce di contenuti. In definitiva, ha un senso.
Ha senso averlo realizzato ed ha senso guardarlo. La fotografia è, finalmente, funzionale. La regia è sobria ed efficace. “Solo” è un videorama fotografico moderno che comunica ed emoziona. Uno spettacolo godibile.
9° classificato: VIVI NELLA MIA ASSENZA
Mi è piaciuto molto nella sua intensa brevità. Elegantissimo e d’impatto, lieve e potente.
14° classificato: PALIO
Pur essendosi classificato 14° nella tappa di Pescara, “Palio” è stato il lavoro che più mi ha emozionato. Apro una parentesi.
Nel cinema, il brivido emozionale arriva al termine del film… oppure a sprazzi nel corso della proiezione. Raro, anzi, improbabile, che il filo dell’emozione “attanagli” lo spettatore per tutte le 2 ore di rappresentazione. Il videorama fotografico, viceversa, ha il potere di generare un “brivido” lungo tutta la durata del tempo di proiezione. Gli autori che montano foto su foto, brani su brani o che articolano svariati argomenti fino ad arrivare (o per arrivare) alla fatidica soglia dei “9 minuti e 59 secondi”… si privano di una straordinaria possibilità espressiva.
Ebbene, Palio mi ha emozionato dall’inizio alla fine. Mi ha “preso” e mi scosso su di un tema che non ho mai amato. I cavalli scudisciati, il fanatismo irritante ed incomprensibile dei contradaioli… Roba ridicola, così ho pensato per anni. Ed invece arriva questo lavoro e sparisce un pregiudizio. Finalmente riesco a cogliere “l’anima del palio” (nb. Il titolo è più che appropriato). Non so come l’autore sia riuscito a rappresentare questa vicenda in modo così intenso. Soprattutto non riesco a capire come sia riuscito a comunicare quanto l’evento nasconda in termini di passione, motivazione, partecipazione. Ma, in definitiva, a me spettatore non interessa la causa, quanto l’effetto, ovvero lo spettacolo. Da oggi mi vergogno se per anni ho “maltrattato” questo evento e tutti coloro che vi partecipano. Intenso, ritmato, costruito alla perfezione, Palio è l’applicazione perfetta della “teoria del settimo punto”: idea + regia + drammaturgia + montaggio + colonna + fotografia = spettacolo!
CAMILLO
Lino Genzano ha fatto centro ancora una volta. Lui ha una qualità non da tutti: la coerenza stilistica. Un lavoro di Genzano lo riconoscerei tra mille. Non avevo visto la prima parte di Camillo, ma il flash back (la prima parte dell’opera) è stato sufficiente per farmi entrare nel pezzo. Anche in questo caso, la brevità del lavoro ha favorito la comunicazione tra autore e spettatore. Nella prima parte ci ha affascinato il personaggio; la seconda ci ha emozionato per un epilogo che nessuno immaginava. Il cimax. Le persone buone non dovrebbero morire; il ritratto “ex post” che Genzano fa dello Zingaro Camillo è garbato, onesto a tratti ironico ma, soprattutto, non retorico. Questo approccio dovrebbe essere di esempio per tutti coloro che decidono di narrare vicende reali e a volte tragiche.
Il mio giudizio complessivo non è positivo.
Le potenzialità espressive – consentite dalle nuove tecnologie – anche questa volta non sono state sfruttate. L’autore deve essere libero di esprimersi… però assistere (nel 2011) agli stessi spettacoli di 20 anni fa… lo trovo scoraggiante.
Sono troppi i diaporami, ovvero i lavori che potrebbero essere realizzati con 2 o 4 diaproiettori. Viceversa, i lavori più moderni (come costruzione e tecnica di regia) non riescono a generare empatia (ad es. Eliza oppure Loop). Non comunicano; sono freddi. Paradossalmente, e l’ho scritto in un precedente post, i vecchi diaporamisti non riescono a trasferire in digitale l’abilità comunicativa di un tempo. Insistono nel proporre lo stesso genere di lavoro (cambiano solo le foto e il sonoro) utilizzando un Pc anziché i Karousel. I nuovi autori, viceversa, non hanno autori di riferimento, per cui riscontrano palese difficoltà a concepire montaggi spettacolari. Le idee interessanti si contano sulla punta delle dita. Viceversa, il deserto del Mali è riproposto ad oltranza. Per non parlare di India, Tibet, Marocco, che non mancano mai. Altrettanto dicasi per i campi di concentramento, anche se sono apparse le Foibe. Una storia ben costruita e sicuramente emozionate. Anch’essa con un senso che ha motivato l’interesse e la partecipazione emotiva.
Finalmente sono stati introdotti i file video! Questa è la novità più positiva.
Sono ancora pochi, ma cresceranno. Quando saranno tanti, non avrò alcuna remora nell’affermare: quanto tempo sprecato! Quante inutili disquisizioni. Quanti autori persi per strada…
L’auspicio è che con l’avvento dei file video, gli autori della “altra sponda” i (mac-maniaci) introducano qualche elemento di novità. Confido in loro.
Altre valutazione a seguire… non perdiamoci di vista.