Il sogno di Ennis.
Il sogno di Ennis è un diaporama digitale in b/n del 2004.
E’ la storia di una persona che vive nella realtà caotica di una grande città. La solitudine, l’indifferenza, un’infanzia tormentata dal rapporto difficile con la figura paterna, lo inducono a pensare al suicidio come unica via di fuga ai pensieri che lo assillano. La musica lo salverà?
Nel corso del Seminario Diaf di Garda, la tecnica fotografica adottata dagli autori ha fatto parlare di “prospettiva obliqua” per sottolineare il costante utilizzo di inquadrature inusuali e “sporche” che sottolineano in maniera efficace lo stato d’animo del protagonista .
Soggetto: Camillo Di Tullio e Pierfrancesco Fimiani
Fotografie: Camillo Di Tullio e Pierfrancesco Fimiani
Montaggio: Pierfrancesco Fimiani
Regia e Sincronizzazione: Camillo Di Tullio
Musiche: I tamburi del bronx
Improvvisazione al Sax: Massimiliano di Donato
Durata: 4 min.
LA PROSPETTIVA OBLIQUA
La forza di gravità determina una realtà visiva basata su linee che dall’alto scendono verso il basso in forma rigorosamente retta. Si può parlare di dimensione verticale.
Alberi, palazzi, figure umane, oggetti, tutto è in linea verticale e poggia verso il basso. L’oculare dell’apparecchio fotografico – anche quando è posto in orizzontale - registra una realtà che fisicamente si sviluppa in altezza, ovvero in verticale.
Nel SOGNO DI ENNIS, la realtà visiva viene riproposta, reinterpretata – e per questo sconvolta – in ottica non è più orizzontale, bensì obliqua. Le linee non nascono dal basso, ma da un angolo della porzione di immagine, e da quell’angolo si sviluppano in diagonale verso il vertice opposto.
La classica curvatura delle ottiche grandangolari non trova spazio in questa nuova visione. Le linee mantengono andamenti retti; ciò che muta è l’origine della linea che dall‘angolo inferiore destro (o sinistro) prosegue verso gli estremi opposti, e in questo tendere a destra o sinistra stravolge la fisica e la prospettiva della realtà, restituita in modo distorto, irreale, obliquo.
Ci si può interrogare sul significato della visuale obliqua.
Una visione obliqua che sensazione ispira in colui che guarda?
Dissociazione dalla realtà. Senso di inadeguatezza. Desiderio di fuga. Istinto bestiale (l’animale come guarda la sua animale realtà?). Tendenza alla sconfitta. Perdita di interiorità.
…
Cosa.
…
di certo la visuale non-fisica è sinonimo di distorsione, disturbo. ENNIS vede tutto ciò che lo circonda. Anche gli altri vedono le stesse cose, ma ENNIS recepisce questo contesto così come la sua interiorità gli suggerisce. Egli non guarda con i propri occhi. Egli guarda con la propria anima, e la sua anima, dissociata dalla realtà, gli suggerisce una visione dissociata, distorta… non-fisica, non-newtoniana … obliqua.