Teoria innovativa sulla potenzialità creativa ed espressiva del moderno audiovisivo fotografico, elaborata insieme a Camillo Di Tullio (DTF Inc.) illustrata e pubblicata in numerose occasioni (Fotoit, giornalino Diaf, ecc.).
Ci sono due grandi questioni che assillano noi diaporamisti: quali sono gli elementi portanti del diaporama e come si valuta un diaporama. I due problemi sono collegati , per cui risolvendone uno (gli elementi portanti), si chiarisce anche il secondo. Sugli elementi portanti si è tutti d’accordo nell’affermare che – essenzialmente – essi siano tre: Fotografia – Colonna sonora – Drammaturgia. Francesco Nacci propone, su questa base, una scala di valori (espressi in venticinquesimi), aggiungendo, grazie alle teorie di Sergio Magni, altri elementi da considerare ai fini della valutazione: ritmo, idea, condivisone, ecc. Con questo metodo il problema sembra risolto. Ma ne siamo proprio sicuri? Secondo noi, questa ratio : (1°) definire gli elementi portanti; (2°) stabilire i criteri di valutazione, genera una serie infinita di errori. Noi siamo convinti che valga il ragionamento opposto: 1° stabiliamo un metro di giudizio; 2° parliamo degli elementi portanti.
IL METRO DI GIUDIZIO:
Durante l’ultimo Seminario di Torri del Benaco, si è molto discusso sulla questione: come si giudica un diaporama? Questa domanda, e le successive risposte, crediamo abbiano prodotto due conseguenze deleterie per i diaporamisti e per il diaporama, in quanto genere: 1°, un dibattito pericoloso – fra autori – intorno ad un falso problema; 2°, la formulazione di una teoria (quella di Magni), dannosa per l’affermazione del genere.
PERCHE’ SAPER GIUDICARE E’ – PER GLI AUTORI – UN FALSO PROBLEMA
Ci chiediamo: E’ cosi importante che un autore sappia giudicare ?
Secondo noi sarebbe più corretto che questo problema riguardasse solo i giurati dei concorsi. Solo loro devono avere gli strumenti per dire se un lavoro è migliore di un altro. Immaginate il più competente critico d’arte, mentre tiene una lezione, rivolta ai pittori, su come si giudica un quadro! Mescolare le due posizioni determina pericolosi condizionamenti alla creatività. Allora ci diranno: Imparare a giudicare può servire all’autore per migliorare. Un autore ha mille modi per farlo… tranne quelli di accettare i consigli della critica. Concordare una scala di valori e imporla concettualmente a tutti gli autori appartenenti alla medesima federazione, vuol dire incitare alla produzione di opere… tutte uguali! Nacci , sulle pagine della rivista Diaf, parla chiaro e propone voti da 1 a 5. Se ne deduce che lo scopo del diaporamista che vuole affermarsi è uno solo: avvicinarsi al massimo punteggio per ogni elemento che compone l’opera. Sempre Nacci, sulla base di quanto afferma Magni, dà un voto perfino alla condivisione della tesi (ovvero al gradimento – ai fini del giudizio – del tema che l’autore ha scelto di trattare). Se gli autori dovessero preoccuparsi anche di questo, nessuno di loro mostrerebbe un AVF sul primo giorno di scuola del proprio nipotino (un soggetto che a Torri è stato definito banale). Ebbene, noi affermiamo che non esistono temi banali, ma narrazioni rese banali.
Per cui diciamo che non è consigliabile discutere TRA NOI AUTORI di come si giudichino i diaporami. Il nostro compito, semmai, è quello di stimolare , con le opere, un dibattito che porti i critici ad interessarsi al genere. Oggi nessuno ci considera; sul Fotoamatore di Novembre l’articolo di Carlo Gallerati ha stupito tutti! Mai era accaduto che qualcuno recensisse un diaporama… Evidentemente ciò non è positivo, anzi svela l’esigenza di acquisire visibilità e dignità artistica. Per riuscirci è necessaria la libertà creativa.
PERCHE’ LA TEORIA DI MAGNI E’ DANNOSA AL GENERE
Alla domanda : Come si giudica un diaporama? Magni risponde:
1. “…non posso valutare ciò che non si capisco! …” (premessa)
2. Suddividete il lavoro in due parti: L’interno (!) – L’esterno (!!)
3. Fate l’analisi Interna e proseguite con l’analisi Esterna
4. Concludete con il giudizio: se ho capito, il lavoro è buono; se non ho capito, il lavoro è malriuscito.
Se accettiamo il sillogismo iniziale (la premessa), il ragionamento fila.
Ma proviamo a cambiare la premessa e chiediamoci: Cos’è un diaporama?
E’ chiaro che non vogliamo intendere cosa sia in senso tecnico, ma la sua identità in quanto genere. Secondo noi il diaporama è, prima di ogni cosa, una produzione artistica. Posto ciò, il problema non è come si valuta un diaporama, ma come si valuta un opera d’arte. Leggiamo il vocabolario Garzanti alla voce Arte. “…dicesi arte qualsiasi attività umana a cui si riconosce un valore estetico per mezzo di forme, colori, parole o suoni. (!)…” Altra definizione (4) : “…insieme di tecniche e attività proprie di chi interpreta opere teatrali e cinematografiche o si esibisce in altre forme di spettacolo..” Dunque non serve esser d’accordo con noi. Che piaccia o no, il diaporama è innanzitutto forma arte.
Posto questo, la premessa cambia : Si può valutare un’opera d’arte che non è immediatamente comprensibile? È evidente che esistono due tipi di valutazione. Quella del critico di professione (più completa ed appropriata) e quella del signor Rossi, che – al massimo – ha studiato solo qualche nozione di Storia dell’Arte. Se affermiamo che si può valutare solo dopo aver compreso, in un attimo priviamo tutti i signori Rossi della facoltà di giudicare opere d’arte secondo cultura, esperienza e gusto. È inutile che il signor Rossi entri in un museo d’arte contemporanea, perché di fronte ad opere che parlano linguaggi incomprensibili, lui non potrebbe esprimere giudizi. I film di Buñuel, le sculture di Burri, la musica di Berio, i diaporami in lingua tedesca, sono opere che non gli competono! In un attimo, la concezione di arte fa un passo indietro di secoli, quando era destinata ad una ristretta cerchia di persone. Evidentemente non può essere così. Anche il signor Rossi ha diritto ad entrare in un museo e ad affermare, senza per questo essere sbeffeggiato, che un quadro di Mondrian gli è piaciuto… anche se non ci ha capito nulla. Anzi, il suo “giudizio” è quello più interessante! Quante volte ci è capitato, entrando in una chiesa, di vedere un dipinto che più di altri ha attirato il nostro interesse. Cosa ne sappiamo? Nulla. Eppure rimaniamo ugualmente affascinati – potenza dell’arte! – da qualche cosa che non possiamo capire. Magari senza saperlo abbiamo “scoperto” un capolavoro di Caravaggio, oppure una mediocre riproduzione tardo-ottocentesca. Arriva una guida e ci dice tutto : autore, scena, tecnica, epoca, significato, collocazione. Le informazioni serviranno ad appagare alcune curiosità, a completare la conoscenza, a ridefinire il giudizio, ma non a modificare l’effetto che l’opera HA GIA’ prodotto, ovvero un interessamento estetico soggettivo. Nel diaporama accade la stessa cosa. Prendiamo ad esempio il nostro lavoro più conosciuto, La commedia umana. Non tutti sono riusciti a coglierne il significato, nonostante premi e apprezzamenti. Il pubblico, durante lo spettacolo, si è sentito coinvolto senza conoscerne il motivo. Dunque non è sbagliato affermare che si può essere positivamente colpiti da messaggi incomprensibili, oppure da messaggi che sono compresi in modo personale o distorto!
In conclusione , la teoria secondo la quale è necessario capire per affermare un giudizio, non ha motivo di esistere! L’autore deve essere libero di affermare ciò che vuole e come vuole (nei limiti della decenza). Il pubblico deve essere libero di gradire (senza capire), oppure di non gradire (nonostante abbia capito). Detto ciò, qual è la chiave per giudicare un diaporama? Sicuramente esiste… ma la sua determinazione non può escludere il gradimento soggettivo e la libertà di giudizio che fa capo a ciascun individuo sensibile. Lo studioso di arti audiovisive giudicherà secondo gli strumenti di cui dispone in base alla sua esperienza cinematografica. Magni giudicherà solo se è riuscito a capire. Noi diaporamisti diremo sempre che avremmo fatto di meglio! E il signor Rossi? Lui utilizzerà sempre lo stesso strumento: se è coinvolto dallo spettacolo gradirà, se ne rimane indifferente, disapproverà. Ecco – forse – la PRIMA chiave di giudizio che possiamo applicare al diaporama: il coinvolgimento soggettivo prodotto dallo spettacolo. Successivamente entrano in ballo tutte le altre chiavi, proprie di ciascun essere umano in quanto persona esperta, colta, appassionata del genere, appassionata di tecnica.
GLI ELEMENTI PORTANTI E LA TEORIA DEL SETTIMO PUNTO
Dopo aver premesso che, per ottenere un buon risultato attraverso un diaporama, occorre riuscire nell’intento di fare spettacolo, tutto il resto viene da sé. Il concetto di “elemento portante” cade. Ora esiste lo spettacolo che nasce dalla sceneggiatura (il climax). Per dare vita alla sceneggiatura utilizzeremo tutti gli elementi tecnici disponibili , da quelli di base, a quelli che saremo in grado di introdurre con la nostra fantasia. Continuare a parlare di fotografia – o musica – come elementi portanti, è dunque fuorviante. La musica è importate SE E QUANDO SERVE. La fotografia IDEM. Tutte le componenti diventano accessorie allo spettacolo. È quella che noi definiamo : teoria del “settimo punto”.
Alcuni sostengono che, se si potesse visualizzare la realizzazione di un diaporama, al centro ci sarebbe il regista circondato – ai vertici – dalla fotografia, dalla musica e dal montaggio. Francamente ci sembra un po’ riduttivo. Secondo noi se si potesse visualizzare la realizzazione di un diaporama, questa avrebbe una forma tridimensionale. E la potremmo visualizzare utilizzando un disegno (fig.1) che abbiamo preso da un film, “Stargate”. Proviamo a spiegare.
Alla base di tutto (e non solo del diaporama) c’è l’idea (1)! Se realizziamo la nostra idea con delle immagini fotografiche (2) avremo, probabilmente, una mostra fotografica; se le rendiamo coerenti l’una con le altre (3) avremo una sequenza; se la raffiniamo con una buona base audio (4), avremo una sequenza sonorizzata; se l’arricchiamo con una programmazione adeguata (5), avremo una certa “tensione ideale”, la cosiddetta Drammaturgia (6) . Ma non basta. Affinché il lavoro svolto possa veramente coinvolgere, è necessario che gli ultimi 2 elementi (Programmazione e Drammaturgia) si sposino con gli altri 4 elementi e li intersechino in modo preciso. E’ solo in questo istante che l’elemento tridimensionale, il settimo punto (quello che tutti noi cerchiamo) si rivelerà: è lo spettacolo, qualche cosa che non può manifestarsi senza l’esistenza COERENTE degli altri elementi. Se l’intersezione perfetta (coerenza di fondo) non avviene, non avremo lo spettacolo (dunque non verremo coinvolti). La teoria del settimo punto può essere resa anche con un esempio.
Immaginate una torta nuziale che entra accompagnata da due bellissime hostess, a luci spente, in un salone illuminato da candele, con un suadente sottofondo musicale. “Uno spettacolo !” , diranno gli invitati. La torta è composta dai più tradizionali elementi (quelli portanti): panna, ciliegie, ecc. ecc. Tutti gustosi e dosati ad arte. Ma attenzione, non trascuriamo le altre componenti, che se mancassero rischierebbero di farci apparire insignificante anche la torta più appetitosa: un telaio per sorreggerla, un carrello per favorirne l’ingresso in sala, l’orchestra, perfino la statuetta in cima raffigurante gli sposi…! Tutto è, contemporaneamente, contorno e sostanza dello spettacolo. Immaginate ora la stessa torta che entra sfatta su un tavolaccio e senza preavviso. Gli ingredienti (gli elementi portanti) sono gli stessi. Il gusto identico. Manca lo spettacolo, ovvero manca tutto!
Nel diaporama accade la stessa cosa. Abbiamo gli ingredienti di base e quelli accessori, che devono essere dosati, montati, assemblati, TUTTI COERENTEMENTE, in modo da generare uno spettacolo (il settimo punto).
Allora grande merito ed importanza al montaggio, piuttosto che alla fotografia, ma attenzione a non trascurare le altre componenti e a non partire dalla tecnica per arrivare al giudizio definitivo.
La “Teoria del settimo punto” lascia spazio alla sconfinata fantasia dell’autore. Solo una fantasia libera e sconfinata produce risultati di valore, in grado di attirare l’interesse e la curiosità di pubblico e critica.
Si sa che se si butta un sasso in acqua, questo genera un cerchio, poi un altro più grande, e poi un altro ancora, ed un altro ………….. Noi lo abbiamo fatto, vediamo cosa succede……

