La teoria del settimo punto.

•Maggio 5, 2008 • Lascia un Commento

Teoria innovativa sulla potenzialità creativa ed espressiva del moderno audiovisivo fotografico,  elaborata insieme a Camillo Di Tullio (DTF Inc.) illustrata e pubblicata in numerose occasioni (Fotoit, giornalino Diaf, ecc.).  

Ci sono due grandi questioni che assillano noi diaporamisti: quali sono gli elementi portanti del diaporama e come si valuta un diaporama. I due problemi sono collegati , per cui risolvendone uno (gli elementi portanti), si chiarisce anche il secondo.  Sugli elementi portanti si è tutti d’accordo nell’affermare che – essenzialmente – essi siano tre: Fotografia – Colonna sonora – Drammaturgia. Francesco Nacci propone, su questa base, una scala di valori (espressi in venticinquesimi), aggiungendo, grazie alle teorie di Sergio Magni, altri elementi da considerare ai fini della valutazione: ritmo, idea, condivisone, ecc. Con questo metodo il problema sembra risolto. Ma ne siamo proprio sicuri? Secondo noi, questa ratio : (1°) definire gli elementi portanti; (2°) stabilire i criteri di valutazione, genera una serie infinita di errori. Noi siamo convinti che valga il ragionamento opposto: 1° stabiliamo un metro di giudizio; parliamo degli elementi portanti.

 

 

IL METRO DI GIUDIZIO:

Durante l’ultimo Seminario di Torri del Benaco, si è molto discusso sulla questione: come si giudica un diaporama? Questa domanda, e le successive risposte, crediamo abbiano prodotto due conseguenze deleterie per i diaporamisti e per il diaporama, in quanto genere: 1°, un dibattito pericoloso – fra autori – intorno ad un falso problema; 2°, la formulazione di una teoria (quella di Magni), dannosa per l’affermazione del genere.

 

PERCHE’ SAPER GIUDICARE E’ – PER GLI AUTORI – UN FALSO PROBLEMA 

Ci chiediamo: E’ cosi importante che un autore sappia giudicare ?

Secondo noi sarebbe più corretto che questo problema riguardasse solo i giurati dei concorsi. Solo loro devono avere gli strumenti per dire se un lavoro è migliore di un altro. Immaginate il più competente critico d’arte, mentre tiene una lezione, rivolta ai pittori, su come si giudica un quadro! Mescolare le due posizioni determina pericolosi condizionamenti alla creatività. Allora ci diranno: Imparare a giudicare può servire all’autore per migliorare. Un autore ha mille modi per farlo… tranne quelli di accettare i consigli della critica. Concordare una scala di valori e imporla concettualmente a tutti gli autori appartenenti alla medesima federazione, vuol dire incitare alla produzione di opere… tutte uguali! Nacci , sulle pagine della rivista Diaf, parla chiaro e propone voti da 1 a 5. Se ne deduce che lo scopo del diaporamista che vuole affermarsi è uno solo: avvicinarsi al massimo punteggio per ogni elemento che compone l’opera. Sempre Nacci, sulla base di quanto afferma Magni, dà un voto perfino  alla condivisione della tesi (ovvero al gradimento – ai fini del giudizio – del tema che l’autore ha scelto di trattare). Se gli autori dovessero preoccuparsi anche di questo, nessuno di loro mostrerebbe un AVF sul primo giorno di scuola del proprio nipotino (un soggetto che a Torri è stato definito banale). Ebbene, noi affermiamo che non esistono temi banali, ma narrazioni rese banali.

Per cui diciamo che non è consigliabile discutere TRA NOI AUTORI di come si giudichino i diaporami. Il nostro compito, semmai, è quello di stimolare , con le opere, un dibattito che porti i critici ad interessarsi al genere.  Oggi nessuno ci considera; sul Fotoamatore di Novembre l’articolo di Carlo Gallerati ha stupito tutti! Mai era accaduto che qualcuno recensisse un diaporama… Evidentemente ciò non è positivo, anzi svela l’esigenza di acquisire visibilità e dignità artistica. Per riuscirci è necessaria la libertà creativa.

 

PERCHE’ LA TEORIA DI MAGNI E’ DANNOSA AL GENERE

Alla domanda : Come si giudica un diaporama? Magni risponde:

1.   …non posso valutare ciò che non si capisco! …  (premessa)

2.   Suddividete il lavoro in due parti: L’interno (!) – L’esterno (!!)

3.   Fate l’analisi Interna e proseguite con l’analisi Esterna

4.   Concludete con il giudizio: se ho capito, il lavoro è buono; se non ho capito, il lavoro è malriuscito.

Se accettiamo il sillogismo iniziale (la premessa), il ragionamento fila.

Ma proviamo a cambiare la premessa e chiediamoci: Cos’è un diaporama?

E’ chiaro che non vogliamo intendere cosa sia in senso tecnico, ma la sua identità in quanto genere. Secondo noi il diaporama è, prima di ogni cosa, una produzione artistica. Posto ciò, il problema non è come si valuta un diaporama, ma come si valuta un opera d’arte. Leggiamo il vocabolario  Garzanti alla voce Arte. “…dicesi arte qualsiasi attività umana a cui si riconosce un valore estetico per mezzo di forme, colori, parole o suoni. (!)…” Altra definizione (4) : “…insieme di tecniche e attività proprie di chi interpreta opere teatrali e cinematografiche o si esibisce in altre forme di spettacolo..  Dunque non serve esser d’accordo con noi. Che piaccia o no, il diaporama è innanzitutto forma arte.

Posto questo, la premessa cambia : Si può valutare un’opera d’arte che non è immediatamente comprensibile? È evidente che esistono due tipi di valutazione. Quella del critico di professione (più completa ed appropriata) e quella del signor Rossi, che –  al massimo – ha studiato solo qualche nozione di Storia dell’Arte. Se affermiamo che si può valutare solo dopo aver compreso, in un attimo priviamo tutti i signori Rossi della facoltà di giudicare opere d’arte secondo cultura, esperienza e gusto. È  inutile che il signor Rossi entri in un museo d’arte contemporanea, perché di fronte ad opere che parlano linguaggi incomprensibili, lui non potrebbe esprimere giudizi. I film di Buñuel, le sculture di Burri, la musica di Berio, i diaporami in lingua tedesca, sono opere che non gli competono! In un attimo, la concezione di arte fa un passo indietro di secoli, quando era destinata ad una ristretta cerchia di persone. Evidentemente non può essere così. Anche il signor Rossi ha diritto ad entrare in un museo e ad affermare, senza per questo essere sbeffeggiato, che un quadro di Mondrian gli è piaciuto… anche se non ci ha capito nulla. Anzi, il suo “giudizio” è quello più interessante! Quante volte ci è capitato, entrando in una chiesa, di vedere un dipinto che più di altri ha attirato il nostro interesse. Cosa ne sappiamo? Nulla. Eppure rimaniamo ugualmente affascinati – potenza dell’arte! – da qualche cosa che non possiamo capire. Magari senza saperlo abbiamo “scoperto” un capolavoro di Caravaggio, oppure una mediocre riproduzione tardo-ottocentesca. Arriva una guida e ci dice tutto : autore, scena, tecnica, epoca, significato, collocazione. Le informazioni serviranno ad appagare alcune curiosità, a completare la conoscenza, a ridefinire il giudizio, ma non a modificare l’effetto che l’opera HA GIA’ prodotto, ovvero un interessamento estetico soggettivo. Nel diaporama accade la stessa cosa. Prendiamo ad esempio il nostro lavoro più conosciuto, La commedia umana. Non tutti sono riusciti a coglierne il significato, nonostante premi e apprezzamenti. Il pubblico, durante lo spettacolo, si è sentito coinvolto senza conoscerne il motivo. Dunque non è sbagliato affermare che si può essere positivamente colpiti da messaggi incomprensibili, oppure da messaggi che sono compresi in modo personale o distorto!

In conclusione , la teoria secondo la quale è necessario capire per affermare un giudizio, non ha motivo di esistere! L’autore deve essere libero di affermare ciò che vuole e come vuole (nei limiti della decenza). Il pubblico deve essere libero di gradire (senza capire), oppure di non gradire (nonostante abbia capito).  Detto ciò, qual è la chiave per giudicare un diaporama? Sicuramente esiste… ma la sua determinazione non può escludere il gradimento soggettivo e la libertà di giudizio  che fa capo a ciascun individuo sensibile. Lo studioso di arti audiovisive giudicherà secondo gli strumenti di cui dispone in base alla sua esperienza cinematografica. Magni giudicherà solo se è riuscito a capire. Noi diaporamisti diremo sempre che avremmo fatto di meglio! E il signor Rossi? Lui utilizzerà sempre lo stesso strumento: se è coinvolto dallo spettacolo gradirà, se ne rimane indifferente, disapproverà.  Ecco – forse – la PRIMA chiave di giudizio che possiamo applicare al diaporama: il coinvolgimento soggettivo prodotto dallo spettacolo. Successivamente entrano in ballo tutte le altre chiavi, proprie di ciascun essere umano in quanto persona esperta, colta, appassionata del genere, appassionata di tecnica.

 

GLI ELEMENTI PORTANTI E LA TEORIA DEL SETTIMO PUNTO

Dopo aver premesso che, per ottenere un buon risultato attraverso un diaporama, occorre riuscire nell’intento di fare spettacolo, tutto il resto viene da sé. Il concetto di “elemento portante” cade. Ora esiste lo spettacolo che nasce dalla sceneggiatura (il climax). Per dare vita alla sceneggiatura utilizzeremo tutti gli elementi tecnici disponibili , da quelli di base, a quelli che saremo in grado di introdurre con la nostra fantasia. Continuare a parlare di fotografia – o musica – come elementi portanti, è dunque fuorviante. La musica è importate SE E QUANDO SERVE. La fotografia IDEM. Tutte le componenti diventano accessorie allo spettacolo. È quella che noi definiamo : teoria del “settimo punto”.

Alcuni sostengono che, se si potesse visualizzare la realizzazione di un diaporama, al centro ci sarebbe il regista circondato – ai vertici – dalla fotografia, dalla musica e dal montaggio. Francamente ci sembra un po’ riduttivo. Secondo noi se si potesse visualizzare la realizzazione di un diaporama, questa avrebbe una forma tridimensionale. E la potremmo visualizzare utilizzando un disegno (fig.1) che abbiamo preso da un film, “Stargate”. Proviamo a spiegare.

Alla base di tutto (e non solo del diaporama) c’è l’idea (1)! Se realizziamo la nostra idea con delle immagini fotografiche (2) avremo, probabilmente, una mostra fotografica; se le rendiamo coerenti l’una con le altre (3) avremo una sequenza; se la raffiniamo con una buona base audio  (4), avremo una sequenza sonorizzata; se l’arricchiamo con una programmazione adeguata (5), avremo una certa “tensione ideale”, la cosiddetta Drammaturgia (6) . Ma non basta. Affinché il lavoro svolto possa veramente coinvolgere, è necessario che gli ultimi 2 elementi (Programmazione e Drammaturgia) si sposino con gli altri 4 elementi e li intersechino in modo preciso. E’ solo in questo istante che l’elemento tridimensionale, il settimo punto (quello che tutti noi cerchiamo) si rivelerà: è lo spettacolo, qualche cosa che non può manifestarsi senza l’esistenza COERENTE degli altri elementi. Se l’intersezione perfetta (coerenza di fondo) non avviene, non avremo lo spettacolo (dunque non verremo coinvolti). La teoria del settimo punto può essere resa anche con un esempio.

Immaginate una torta nuziale che entra accompagnata da due bellissime hostess, a luci spente, in un salone illuminato da candele, con un suadente sottofondo musicale. “Uno spettacolo !” , diranno gli invitati. La torta è composta dai più tradizionali elementi (quelli portanti): panna, ciliegie, ecc. ecc. Tutti gustosi e dosati ad arte. Ma attenzione, non trascuriamo le altre componenti, che se mancassero rischierebbero di farci apparire insignificante anche la torta più appetitosa: un telaio per sorreggerla, un carrello per favorirne l’ingresso in sala, l’orchestra, perfino la statuetta in cima raffigurante gli sposi…! Tutto è, contemporaneamente, contorno e sostanza dello spettacolo. Immaginate ora la stessa torta che entra sfatta su un tavolaccio e senza preavviso. Gli ingredienti (gli elementi portanti) sono gli stessi. Il gusto identico. Manca lo spettacolo, ovvero manca tutto!

Nel diaporama accade la stessa cosa. Abbiamo gli ingredienti di base e quelli accessori, che devono essere dosati, montati, assemblati, TUTTI COERENTEMENTE, in modo da generare uno spettacolo (il settimo punto).

Allora grande merito ed importanza al montaggio, piuttosto che alla fotografia, ma attenzione a non trascurare le altre componenti e a non partire dalla tecnica per arrivare al giudizio definitivo.

La “Teoria del settimo punto” lascia spazio alla sconfinata fantasia dell’autore. Solo una fantasia libera e sconfinata produce risultati di valore, in grado di attirare l’interesse e la curiosità di pubblico e critica.

 

Si sa che se si butta un sasso in acqua, questo genera un cerchio, poi un altro più grande, e poi un altro ancora, ed un altro ………….. Noi lo abbiamo fatto, vediamo cosa succede……

 

Il telefono fotografante

•Maggio 5, 2008 • Commenti disabilitati

 Dicembre 2004. In allegato alla relazione di fine anno per il dipartimento interni della Fiaf.

 

Il telefono “fotografante” è un fenomeno che cresce a velocità supersonica.

La mia lettera pubblicata su Fotoit, nella quale ho sollecitato attenzione verso la generazione che ne fa uso,  è già vecchia.  Ieri, su internet (sito del Corriere della Sera), appare la notizia che a Milano un professionista (Dirk Vogel) ha presentato una mostra fotografica realizzata integralmente con immagini tratte da questo strumento. Nello stesso articolo si legge che Samsung ha immesso sul mercato, in oriente, un telefono da 3,2 megapixel, che permetterà ingrandimenti 30×40.

 Morale:

  1. Con il fototelefonino, gli italiani hanno tra le mani una vera e propria macchina fotografica.
  2. La fotografia digitale (con qualunque apparecchio sia essa realizzata) non è più un’alternativa a quella analogica… è fotografia, e basta.

A questo punto l’interesse non va focalizzato allo strumento (il fototelefono), ma all’enorme mercato rappresentato dalle due nuove categorie di persone che lo usano per fare fotografia : i giovanissimi e coloro che non hanno mai fotografato.

Fino a due/tre anni fa, chi fotografava non lo faceva prima di 20 anni e solo  se aveva una minima fonte di reddito (la paghetta). Fino a due/tre anni fa era altissima la percentuale di chi, anche a 40 anni, non aveva mai posseduto (e/o utilizzato) un apparecchio fotografico. Da due/tre anni accade che:

- fotografa il  ragazzino di dodici anni.

- fotografa parecchia gente (matura) che non lo aveva mai fatto prima.

- Chi fotografa spende molto meno rispetto a prima, e pertanto scatta di più, producendo più immagini.

Si dirà che il ragazzetto di dodici anni, in realtà, non fotografa, ma gioca. Si anche dirà che l’uomo maturo non fa un uso impegnato delle proprie foto.  Può essere vero, ma poniamoci alcune domande:

  • può un bambino essere attratto dalla fotografia, se non è mai stato preventivamente educato all’immagine?
  • Può l’attempato Sig. Bianchi essere interessato alla pubblicazione del suo tramonto, se non è mai stato avviato (o formato) al gusto estetico e all’arte fotografica?

Se ne deduce che, in prospettiva futura, la formazione assuma un’importanza vitale, e la Fiaf può cogliere questa occasione, anzi la deve cogliere.

La federazione, ha due scopi primari. Il primo è statutario:

·       la missione: incrementare e diffondere la fotografia in tutte le sue forme (art. 2 dello Statuto).

 

Il secondo scopo è strumentale al primo:

·       sopravvivere attraverso il tesseramento.

 

Quale dei due scopi è il più importante?

Di certo, qualora la congiuntura determini una possibilità in più per acquisire soci, è gravissimo lasciarsi sfuggire l’occasione, e purtroppo a me sembra che l’atteggiamento sia quello che ho denunciato nella mia lettera su Fotoit, ovvero snobismo e sottovalutazione, sia per le potenzialità tecnico/artistiche del mezzo, sia verso coloro che l’adoperano e sia per le prospetive di sviluppo dell’arte fotografica determinato dall’allargamento del mercato.

Ecco, a mio parere, cosa si dovrebbe fare:

1.     studiare il fenomeno tecnico (già si sente parlare del telefono che tra cinque anni scatterà a 7 megapixel!).

2.     Analizzare le potenzialità espressive (ovvero artistiche).

3.     Trovare le strategie per intercettare i nuovi fruitori.

4.     Ideare attività che interessino il nuovo mercato; attività classiche (mostre e concorsi) e innovative (email art, mms art, uso del sito per pubblicazioni immediate e mostre virtuali on web).

5.     Formulare una nuova didattica e approfondire  il linguaggio che si genera da una tecnica che sta anch’essa cambiando.

6.     Infine, aggiornare i corsi di fotografia e di lettura dell’immagine poiché quelli attuali si basano su scuole, strumenti, soggetti, situazioni, supporti e tempi che sono decisamente cambiati.

Tutto questo non tra un mese o domani, ma oggi stesso!

C’è un altro punto, il 6°, il più importante: formare i  giovani.

In questo contesto di gigantesche trasforamazioni a ritmo supersonico, è dovere della federazione educare all’immagine le nuove generazioni, per poterli “trasformare” (mentalmente e tecnicamente) nei futuri fotografi e fotoamatori.

Lo possiamo, anzi, lo dobbiamo fare sia al nostro interno, verso coloro che già gravitano nel nostro mondo e che ci seguono nelle iniziative, sia nelle scuole, con progetti ambiziosi, organici e strutturati.

Il “problema” del “chi andrà in aula” è secondario.  Ciò che conta è il progetto, l’idea, e chi la può supportare economicamente, ovvero gli sponsor.  Una struttura organizzata, presente su tutto il territorio nazionale, competente e seria come la nostra, può far gola a grandi aziende che vogliono investire per perseguire obiettivi capillari. E’ sufficiente progettare e proporre. La fantasia non ci manca, siamo fotografi, ed in quanto tali artisti, pertanto creativi.  Se alla fantasia uniamo la competenza, possiamo raggiungere il famoso obiettivo vitale: entrare nelle scuole dalla porta principale, e non invitati da altri oppure per iniziativa individuale. Il sottoscritto, che per mestiere elabora progetti, dopo aver osservato la società e il costume, e li mette in atto trovando le soluzioni giuste e le risorse umane competenti, si mette a disposizione  della federazione. Ma, prima di tutto, occorre la volontà.

Pensiamo, poi, a quanti (soprattutto giovani) trascurano la Fiaf come possibile scuola di fotografia e strumento per entrare nel mondo del professionismo. Sono tantissimi quelli a cui non siamo stati in grado di fornire risposte e che  sono finiti “in pasto” a scuole e scuolette che promettono tanto, ma che non possono dare ciò che solo noi abbiamo: tradizione e amore per la fotografia. Immaginate che fior di professionisti sarebbe in grado di sfornare una scuola targata Fiaf! Immaginate quanti giovani affollerebbero le nostre iniziative, golosamente in cerca di  nuove idee per affermarsi professionalmente ed artisticamente. Il futuro, se non vogliamo essere “divorati” da esso, va cavalcato e domato. E per molti giovani il futuro è anche la professione del fotografo.

Si parla  tanto di come avvicinare i giovani alla Fiaf.  Quello del legarci al mondo del professionismo come consulenti, formatori o, semplicemente, come consiglieri, è un sistema. Abbiamo “agganci” e conoscenze giuste, abbiamo l’esperienza, abbiamo le risorse, abbiamo tutto! Ma anche per questo occorre volontà di fare, abolendo alcuni anacronistici dogmi che ci contraddistinguono.

Un altro sistema per intercettare nuovi, giovani soci è quello di svecchiare. Diamo ai ragazzi la certezza che possono essere utili a questa federazione. Inseriamoli all’interno delle “stanze dei bottoni” (delegazioni, circoli, vertici nazionali); ascoltiamoli, poiché possono contribuire con genialità e quel briciolo d’incoscienza. Ciascuno allevi (nel circolo) il proprio “delfino”, i futuri presidenti e consiglieri, affinché amino la Fiaf alla stessa maniera di coloro che l’hanno fatta nascere e poi crescere. Incoraggiamoli a far parte della struttura politica della Fiaf, portandoli ad impegnarsi attivamente per il bene della fotografia. Se contestano, abituiamoli all’azione piuttosto che alla critica sterile portata dall’esterno. Solo così, avendoli dentro la Fiaf, riusciremo a capire il loro mondo che, oggi, ci appare incomprensibile e lontano anni luce.

 

PS. Mentre  scrivo questa mia relazione, vengo a sapere che Kodak ha prodotto, oggi, l’ultimo proiettore per diapositive… per me diaporamista finisce un’epoca, ma se ne apre un’altra che non vedo l’ora di vivere…

 

 

Critico, docente, relatore.

•Maggio 5, 2008 • Commenti disabilitati

1996

“Aternumincontri in … multivisione”. Hotel Plaza – Pescara (1996). Ideazione e organizzazione del corso evoluto per diaporamisti (patrocinio F.I.A.F.) con la partecipazione del M° Mauro Contaldi; tre giorni di teoria e pratica con l’intervento di uno dei più importanti diaporamisti italiani.

2001

Collaborazione, consulenza e docenza per il corso di “Lettura e valutazione dell’immagine fotografica” nell’ambito del progetto “ALI” presso l’Istituto Comprensivo “F.Masci” di Francavilla al Mare (CH). Il corso, per ragazzi di 1^ Media, e della durata di 20 ore, ha portato alla realizzazione, da parte degli allievi, di una mostra fotografica e di una proiezione audiovisiva (diaporama).

Dal 2002 ad oggi, insegnate di fotografia e lettura dell’immagine in corsi organizzati dall’associazione I-DEA PMP  di Pescara destinati a ragazzi e adulti.

…………. continua ………….

Diaporama e multivisione.

•Maggio 5, 2008 • Commenti disabilitati

Nel 1991 scopro, casualmente, il diaporama, ovvero l’AUDIOVISIVO FOTOGRAFICO. Assieme ad un amico realizzo i primi lavori che riscuotono incoraggianti apprezzamenti. L’ambiente nazionale si accorge di noi in occasione di un Congresso Nazionale FIAF che si svolge in Abruzzo, a Fara S.Martino. Quella sera è presente tra il pubblico il più grande fotografo italiano vivente: Gianni Berengo Gardin. L’applauso finale apre la strada a importanti successi. NAsce  un sodalizio artistico composto da ragazzi appassionati di fotografia e letteratura. Il 1998 è un anno importante; con lo spettacolo “Espressioni, il respiro delle idee”  si inizia a sperimentare l’uso del mezzo audiovisivo affiancato alla tecnica teatrale e, a Prato , in occasione del Premio Nazionale “Il Bacchino”, giunge la vittoria al nella Sezione Diaporama. 

EVENTI E MANIFESTAZIONI NAZIONALI

XXII TROFEO ATERNUM PREMIO NAZIONALE DI FOTOGRAFIA” (1994). Presso la casa natale di GABRIELE D’ANNUNZIO (Pescara). Proiezione con patrocinio FIAF

46° CONGRESSO NAZIONALE FIAF (1994). Presso L’Auditorium dell’Hotel del Camerlengo” di Fara S.Martino (CH)”.

CAFE’ D’ITALIE (Pescara, 1995). Su invito, in una serata con Raccomandazione F.I.A.F.

I° SEMINARIO NAZIONALE DIAF (Dipartimento Audiovisivi della FIAF  - 1997). A Tabiano Terme.

III^ EDIZIONE DEL PREMIO FOTOGRAFICO CITTA DI PRATO (Prato, 1998). In occasione della selezione delle migliori opere fotografiche del biennio 1997/98 premio “Il Bacchino D’Oro”.

1948/1998 CINQUANTESIMO FIAF (1998). Presso l’auditorium dell’Archivio di Stato di Pescara all’interno della Manifestazione regionale di celebrazione dei 50 anni della FIAF. Presenti il critico Sergio Magni, i direttori degli Archivi di Stato di Roma e Pescara.

III° SEMINARIO NAZIONALE DIAF (Dipartimento Audiovisivi della FIAF ) – 1999 – A Salsomaggiore Terme.

IV° SEMINARIO NAZIONALE DIAF (Dipartimento Audiovisivi della FIAF ) – 2000 – A Torri del Benaco (VR).

51° CONGRESSO NAZIONALE FIAF (2000). Presso il “Centro Congressi Garim” di Termoli (CB) in occasione del 1° Concorso Nazionale COPPA DIAF (Coppa Gradnik).

EVENTI E MANIFESTAZIONI INTERNAZIONALI

FESTIVAL INTERNAZIONALE ARTE MULTI VISIONE (Rieti, 1996).

PREMIO INTERNAZIONALE DI MULTIVISIONE “G.CRESPI” (Legnano, 1997).

2^ RASSEGNA DI MULTIVISIONE INTERNAZIONALE (Belgio,1997). Con la rappresentativa italiana di multivisione.

CAMERINO PHOTOGRAPHS ‘99 (Camerino, 1999). Rassegna Internazionale di Fotografia Artistica, presso il palazzo Vescovile di Camerino.

SPETTACOLI MULTIVISIVI E MULTIMEDIALI

CIRCOLO IL PIACERE (Pescara): Espressioni, il respiro delle idee. Prima rappresentazione dello spettacolo e 2 repliche nel corso della stessa serata (dicembre 1998). Lo spettacolo è stato ripetuto a grande richiesta il mese successivo (gennaio 1999).

ARCHIVIO DI STATO (Pescara) : Espressioni, il respiro delle idee. In occasione della manifestazione per i 50 anni della F.I.A.F. (ottobre 1998); presenti tra gli altri il Direttore dell’Archivio di Stato, dott. Fiorilli, la dott.ssa Paola Canucci, Direttrice del Archivio di Stato di Roma e il critico fotografico Sergio Magni Hon.AFIAP  di Milano.

CENTRO FORESTALE BARRASSO (Caramanico Terme): Espressioni, il respiro delle idee. Su invito del Corpo Forestale dello Stato di Caramanico Terme (agosto 1988).

CIRCOLO CULTURALE FICTIO (Chieti): Espressioni, il respiro delle idee. Prima ufficiale della rappresentazione nella città di Chieti. Grande successo. Una replica nel corso della stessa serata (2000).

FONDAZIONE CARIPE (Pescara) : Superfici in . . . spettacolo . Spettacolo realizzato e prodotto dalla DTF Inc. su commissione dell’AMFI (Associazione Italiana Medici Fotografi), della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e della CARIPE. (1999). Serata di beneficenza per la raccolta di fondi a beneficio della Lega contro i tumori.

CHIOSTRO DELL’EX CONVENTO S.DOMENICO (Camerino): L’angelo imperfetto. Su invito dell’Università di Camerino per l’ultima edizione del “Camerino Photographs 2000” la DTF ha presentato in prima  nazionale lo spettacolo “L’Angelo imperfetto” . I diaporami sono stati proiettati sui giganteschi teloni che coprono le impalcature della ricostruzione del post-terremoto in Umbria e Marche. Lo scenario è stato quello suggestivo del Chiostro del Convento S.Domenico. lo spettacolo è stato considerato un evento culturale per la città di Camerino (2000).

PREMI

1° Premio “Sez. Giovani” al Festival Internazionale Arte e Multi Visione di Rieti (1996).

1° premio alla “Rassegna di Multivisione Internazionale” in Belgio con la rappresentativa italiana multivisione (1997).

Ammissione al “Premio Internazionale ad inviti Giovanni Crespi “ di Legnano (1997).

Ammissione al Premio Nazionale “Il Bacchino ”  di Prato, (1999).

Primo premio “Bacchino d’oro” – sez. Diaporama – Prato (1999) .

Ammissione al Primo Concorso Nazionale COPPA DIAF di Termoli, (2000).

Fotografia e politica dal 1996 al 2005.

•Maggio 5, 2008 • Commenti disabilitati

Nel 1996, il Presidente della FIAF, Giogio Tani, mi affida l’incarico di Delegato Regionale FIAF per le regioni Abruzzo e Molise. 

Ottengo inoltre l’incarico di Delegato Provinciale ad Interim delle provincie di Pescara ed Isernia.

In ambito FIAF rivesto gli incarichi di

  • Membro del Dipartimento Manifestazioni
  • Membro del Dipartimento Attività Culturali,
  • Referente per il Centro Italia del circuito Gallerie FIAF, 
  • Membro del Dipartimento Giovani.

Dal 2001 sono docente DAC (Dipartimento Attività Culturali della Fiaf) per la proposizione e la diffusione di corsi di fotografia nel Centro Italia.  

Nel maggio del 2001 partecipo ad un Seminario per giurati di concorsi fotografici e ottengo il riconoscimento di giurato FIAF .

Nel 2002 mi viene assegna l’Onorificenza nazionale B.F.I. – Benemerito della Fotografia Italiana.

Dal 2003 sono il segretario dell’associazione culturale ricreativa aderente Fiaf I-DEA ARTEDUCAZIONE.

 

Il curriculum fotografico.

•Maggio 5, 2008 • Commenti disabilitati

Dal 1991 al 1999

  • 1°classificato alla 1^ Estemporanea Fotografica “Moscufo”, la sua vita, la sua storia, la sua gente”.
  • Mostra personale “Antologia Marinara” presso l’Aula Magna dell’Istituto Professionale Di Marzio di Pescara.
  • 19° trofeo Aternum, esposizione collettiva dei fotografi FIAF presso il Museo di Casa D’Annunzio di Pescara.
  • Catania, mostra collettiva degli autori abruzzesi.
  • Mostra fotografica personale “Timide Variazioni” presso la Galleria FIAF “Taverna del Teatro” di Città S. Angelo.
  • 1°  premio  al Concorso Fotografico Nazionale “Pescara Nascosta”. 
  • Ammesso al Concorso Nazionale (con patrocinio FIAF ) “XVI Mostra Nazionale Fotografica Città di Forlì”.
  • Mostra collettiva dei fotografi Aternum presso l’aeroporto internazionale di Graz (Austria) .
  • 20° trofeo Aternum presso Casa D’Annunzio di Pescara.
  • Collettiva autori FIAF in occasione della 3^ Esposizione Internazionale d’Arte Fotografica di Pieve di Cento (BO).
  • Primo premio al Concorso “Poesia e Fotografia”.
  • Ammesso al Concorso Internazionale (con patrocinio FIAF e FIAP) “Il Cupolone” di Firenze.
  • Mostra fotografica personale “Timide Variazioni” presso il Castello Ducale di Crecchio (CH).
  • Mostra collettiva dei fotografi Aternum presso il Museo Civico “B.Cascella” di Pescara .
  • Mostra collettiva dei fotografi Aternum presso il Palazzo Taranta di Calascio (AQ).
  • Mostra collettiva dei fotografi Aternum a Roccamontepiano (CH).
  • Mostra collettiva dei fotografi FIAF presso il Porto Turistico Marina di Pescara in occasione della Manifestazione “Il mese della fotografia”.
  • Mostra collettiva dei fotografi Abruzzesi presso Palazzo Farnese di Ortona (CH).
  • Collettiva dei fotografi abruzzesi presso la Galleria del complesso monumentale S.Domenico di Fabriano (AN). 
  • 1° premio all’estemporanea “Pescara: aspetti particolari”.
  • Mostra  collettiva Aternum presso il Museo Cascella di Pescara.
  • Mostra  collettiva dei fotografi abruzzesi FIAF al Museo delle Genti d’Abruzzo in occasione del 50° Anniversario della FIAF.
  • Menzione d’onore in occasione del 27° Trofeo Aternum .

……………. Continua………………..

Una nuova sfida

•Maggio 5, 2008 • Commenti disabilitati

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